Orfeo in Ovidio. La creazione di un nuovo epos di Alessandra Romeo
Abstract
Reviews 219 Alessancha Romeo, Orfeo in Ooidio. La crenzioiie di mi nuovo epos, Soveria Mannelli: Rubbettino, 2012, 198 pp. ISBN 9788849834260 L insistíta permanenza del racconto di Orfeo, nelbimmaginario letterario e artístico che si e andato tino ad oggi configurando, a partiré dalle due grandi narrazioni latine delle vicende del cantore di Tracia (quella del Viigilio delle Gcorpichc e quella dell Ovidio delle Metamorfosi), varrebbe gia di per sé a giustificare una nuova messa a fuoco di alcune problematiche di poética e di técnica narrativ a. Altrettanto utile sarebbe la loro riorganizzazione in un discorso critico che renda conto della peculiarita della narrazione ovidiana rispetto a quella del suo modello. É quanto si pro pone il lav oro di Alessandra Romeo. Da molto tempo impegnata negli studi relativi alia produzione épica ovidiana, l'A. affida i risultati della sua ricerca a un volume ricco e articolato secondo modalita espositive che costituiscono un valido sostegno nell'intelligenza del testo ovidiano e aiutano a coglierne quell'andare 'oltre' la narra zione virgiliana, senza rinunciare alia continuita della sua memoria. II la\ oro del l'A. e organizzato in dieci capitoli e quattro appendici, attraverso i quali ripercorre - e guida il lettore a ripercorrere, fornendogli una solida lezione di método -la taluda Orphei secondo un criterio interpretativo applicabile non solo alia sezione orfica, ma alhintero "racconto del mondo" ospitato nelle Metamorfosi. Le vicende di Orfeo si distendono, all'interno del poema ovidiano, tra i libri X e XI, che presentano scarti talmente significativa rispetto alia narra zione del IV delle Gcoiyiche da legittimare hipótesi (peraltro ben fondata su una letteratura critica citata con decisa consapevolezza) di una profondamente mutata percezione del mito nell'orizzonte ovidiano e, in definitiva, di una origínale Weltansehauinip che puré molto deve al dettato virgiliano. Non solo al Virgilio épico, ma anche a quello bucólico. Resta vero - come osserva a piü riprese l'A. - che, se la favola di Orfeo modulata sul sentiré virgiliano era caratterizzata da una dimensione "morale-religiosa che Virgilio vi aveva impresso e che ne contestualizzava lo svolgimento in un itinerario di perdita-colpa-espiazione", nella versione ovidiana viene riservata al cantore l'assoluta titolaritá, che non lascia spazio al coinvolgimento della natura e del mondo circostante (come invece era stato in Virgilio), di un dolore che viene cantato con accenti di studiata retorica in funzione persuasiva delle divinitá infere. In questa articolazione retorica sembra non restare molto spazio per belegia, soprattutto per quanto riguarda la caratterizzazione ovidiana di Euridice: personaggio totalmente avvolto dal silenzio, che recalcitra alia coanotazione di sposa infelice o eroina abbandonata, perdendo quindi la dimensione trágica che Virgilio le aveva consegnato, e assumendo invece tratti di piü vigilata razionalitá che solo il suo stesso silenzio puó raccontare. Una lunga sequenza di "canti orfici" seguono - come é noto - al momento della "secondei morte" di Euridice, ed é questo tratto - che riveste il ruolo di una serie di racconti di cornice - ad allontanare e diffenre nei 220 RHETORICA tempo e nello spazio il momento delta morte del cantore di Tracia. Su queste narrazioni, da quella dell'amore di Giove per Ganimede a quella di Giacinto, di Pigmalione, di Mirra, di Adone (tutte sotto il segno di Venere), l'A. si sofferma in maniera analitica per evidenziarne la polifonia di registri, la presenza di seducenti forme di mise en abyme, le strutture di racconti a cornice segnati da un sempre vigile virtuosismo retorico-narrativo. Si tratta della parte del lavoro che risulta la piu convincente, per la sua attenzione al gioco narrativo in perfetto equilibrio tra omaggio alia tradizione e sapiente scarto di forme e di stile. L'intera sezione orfica delle Metamorfosi appare quindi - secondo l'A., che conferma cosí altre significative opinioni in mérito un microcosmo di racconto che ripropone in certa misura il senso e la struttura compositiva del "racconto del mondo". In entrambi i casi, si offrono in costante evidenza tratti di estrema consapevolezza artística da parte dell'io narrante, di sapiente attenzione al pubblico che della narrazione stessa fruisce, di trasformazione dei topoi letterari in trame in inesauribile movimento. Sembra questa la cifra caratterizzante di tali racconti, che pur concludendosi in...
- Journal
- Rhetorica
- Published
- 2016-03-01
- DOI
- 10.1353/rht.2016.0020
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