Abstract

Reviews Gianna Petrone e Alfredo Casamento (ed.), Lo spettacolo della giustizia. Le orazioni di Cicerone. «Leuconoe»—L'invenzione dei classici 10. Palermo: Flaccovio, 2007, 274 pp. ISBN 8878044156 Il volume contiene gli atti del convegno palermitano (marzo 2006), dedicato al corpus di testi "fra i piú compatti tra quelli che la letteratura latina abbia prodotto" che presenta aspetti della retorica fortemente legati al "tasso di spettacolarità." Le prime considerazioni sul legame stretto tra azione teatrale e oratoria, nonché fra teatralità e ethos, si devono ad A. Cavarzere, Introduzione (pp. 7-12), che osserva tra l'altro come "è proprio in Cicerone che la spettacolarità e la teatralità dell'oratoria trovano finalmente il loro difficile equilibrio con la conservazione del decorum" (p. 7). Apre il volume il contributo di L. Pernot, I paradossi della teatralità retorica in Cicerone (pp. 13-28), che affronta il tema del rapporto tra retorica e teatro attraverso l'analisi di tre brani del de oratore nei quali, anche se il riferimento al teatro non è esplicito, pure lo "sfondo" legato al teatro è fácilmente individuabile , grazie anche al confronto con altri testi. II primo brano, de orat. 3.213, è incentrato sull'aneddoto di Demostene che, a chi gli chiedeva quale fosse Lelemento principale dell'oratoria, rispondeva ponendo al primo, al secondo e al terzo posto Yactio; leggendo il testo accanto ad analoghe testimonianze dello Pseudo-Plutarco e di Quintiliano, si evince—in modo ancora piú esplicito di quanto non avvenisse in Cicerone—il legame con gli attori di teatro. II secondo passo esaminato, de orat. 2.124, è relativ o alie parole di Crasso che ncorda il famoso episodio in cui Antonio, difendendo Manió Aquilio, ne strappô la tunica per mostrare ai giudici le cicatrici del suo petto al fine di suscítame pietà e simpatía. Anche in questo caso, la lettura in parallelo di Quint. 2.15.7-9, che racconta un análogo aneddoto a proposito di Iperide e della cortigiana Frine, cui venne denudato il bellissimo corpo, veicola il messaggio che "lo spettacolo giunge in aiuto al discorso," e che anzi lo spettacolo stesso si sostituisce al discorso. Dal terzo brano, infine, de orat. 3.195, emerge l'importanza attribuita dall'oratore al giudizio della folla: esso significa, infatti, giudizio della maggioranza. L'importanza data da Ci­ cerone alla dimensione "spettacolare" è, dunque, molto piú forte di quanto possa apparire ad una prima analisi, probabilmente perché la sua stessa pratica della retorica gli aveva permesso di constatare la potenza dell'elemento spettacolare e teatrale. Rhetorica, Vol. XXVIII, Issue 1, pp. 96-118, ISSN 0734-8584, electronic ISSN 15338541 . ©2010 by The International Society for the History of Rhetoric. All rights reserved . Please direct all requests for permission to photocopy or reproduce article content through the University of California Press's Rights and Permissions website at http://www.ucpressjournals.com/reprintlnfo.asp. DO1: 10.1525/RH.2010.28.1 Reviews 97 Ed è su uno degli elementi presi in esame da Pernot, Vevidentia, che si incentra il contributo di M.S. Celentano, L'evidenza esemplare di Cicerone oratore (pp. 33-48): PA. mira a sottolineare la grande capacité che ebbe Ci­ cerone di riuscire a narrare fatti ed eventi, rendendone partecipi gli ascoltatori /lettori. In particolare, puesta capacita è analizzata dalEA. attraverso le testimonianze e le citazioni di Quintiliano, il che consente anche la valutazione della ricezione di tale abilita retorica a partiré dagli autori di I see. fino a quelli piú tardi, da Aquila Romano a Marziano Capella. In conclusione , EA. sottolinea che in ámbito retorico si puo parlare di una sorta di "uso intersemiotico dell'immagine che si fa parola e della parola che attualizza , vivificándola, l'immagine" (p. 48). E. Pianezzola, Retorico verbale e retorico extraverbale: il frammento di Gaio Gracco 48, 61 Male.4 e il commento di Crasso (pp. 29-31), riflette invece sulla notazione che Cicerone fa seguiré alia citazione del frammento di Gaio Gracco, sottolineando—per bocea di Crasso—come Gracco si servisse di una gestualita tale per cui neanche i nemici avrebbero potuto trattenere le lacrime, usando un'espressione che ne ricorda una analoga delPA/Ar di Sofocle (vv. 923ss.), a testimonianza del fatto che "ancora una volta la tragedia...

Journal
Rhetorica
Published
2010-01-01
DOI
10.1353/rht.2010.0026
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