Abstract

La IV Declamazione Maggiore pseudoquintilianea, un caso di mors voluntaria, è chiaramente influenzata da Seneca. Il rapporto intertestuale con Seneca filosofo può essere colto nei passaggi dell’argumentatio in cui il declamatore, che sostiene la necessità del suicidio, discute in generale il valore qualitativo del tempo, la vanità di una vita mal spesa, i vantaggi della mors opportune. D’altra parte, il personaggio del figlio parricida presenta tratti tipicamente senecani: la percezione di una forza irrefrenabile che sorge dall’inconscio (nescioquid) e spinge il protagonista al delitto trova corrispondenze intertestuali nel Tieste e in altre tragedie di Seneca.

Journal
Rhetorica
Published
2009-06-01
DOI
10.1353/rht.2009.0007
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