Abstract

Nell’Evagora sono certo presenti elementi di contenuto analoghi a quelli dell’epinicio, in particolare di Pindaro. Ma, come dimostrano alcuni esempi concreti (1, 11, 72), numerose difficoltà sorgono se si tenta d’interpretare in modo schematico il testo quale sistema di motivi, di rigide unità stereotipe. Appare invece opportuno riconoscere in questi elementi di contenuto una duttile e inestricabile griglia di topoi, forme vuote che permettono di esplorare l’oggetto dell’elogio in un continuo processo di ridefinizione e arricchimento semantico. Una griglia che affiora in embrione nell’epinicio e che Isocrate applica in modo già pieno e consapevole. L’analisi puntuale di un passo (51–52) prova infine che, pur all’interno della griglia, Isocrate seleziona e varia i topoi adattandoli a ogni esigenza specifica del discorso.

Journal
Rhetorica
Published
1998-03-01
DOI
10.1353/rht.1998.0026
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