Alessandro Garcea
2 articles-
Abstract
Reviews 197 Walker completes his work with a subtle admonition coupled with a call to return to what has worked and what matters—an Isocratean model of training rhetors that eschews the place of impractical (high) theory (p. 280). While it's nearly impossible to pin down the most significant contribu tion from The Genuine Teaehers of This Art, Walker's opus goes a long way to resolve what Alan Gross has termed the "historical discontinuity" of the rhetoiical tradition, which results from what George Kennedy labels the technical, sophistic," and "philosophic" traditions by arguing at least in the Isocratean model, a tradition rooted in pedagogy, the tripartite distinction is a false one-all three coexisted happily and, importantly, effectively (Gross, pp. 32-33).' After all, as Walker not so subtly reminds us, "what makes rhetoric rhetoric is its teaching tradition, its function as an 'art of producing rhetors'" (p. 285). Kathleen Lamp Arizona State University Francesco Berardi, La dottrina dell'evidenza nella tradizione retorica greca e latina (Papers on Rhetoric. Monographs 3), Perugia: Editrice zzPliniana ", 2012, 242 pp., ISBN 978-88-97830-01-6 L'esigenza di una nuova monografía dedicata al tema studiatissimo dell'evidenza è opportunamente giustificata da Francesco Berardi (di seguito F. B.), che rileva due prospettive altrettanto parziali nella cospicua bibliografía sull'argomento: l'una, critico-letteraria, incentrata sulla tradi zione alessandrina; l'altra, tecnico-retorica, frammentata nelle tassonomie polimorfe ed eterogenee dei manuali greci e latini. Scopo del volume è dunque fare ordine in questa complessa tradizione e classificare le diverse forme dell'evidenza secondo le rispettive funzioni, seguendo il modo in cui sono state concepite e si sono quindi sviluppate nella precettistica antica (pp. 11-17). La distinzione terminológica preliminare tra ¿vspyaa, vivificazione del messaggio attraverso l'uso di metafore e similitudini che animano referenti inanimati, ed ¿vápyeia, evidenza pittorica realizzata mediante l'arcumulo di descrizioni denotative (pp. 19-39), permette di comprendere perché l'evidenza sia considerata virtù fondamentale della narrazione, improntata a descrizioni minuziose e realistiche. Ribaltando la communis opinio sulla base di una cronología rigorosa, F.B. dimostra come questo apporte giunga alia ]Alan G. Gross, "The Rhetorical Tradition," in Richard Graff, Arthur E Walzer, Janet M. Atwill, eds. The Viability ofthe Rhetorical Tradition (Albany: State University of New York Press, 2005). See also, George Kennedy. Classical Rhetoric and Its Christian and Secular Tradition (Chapel Hill: University of North Carolina Press, 1980). 198 RHETORICA retorica dalle teorie poetiche e storiografiche, e non vice versa (pp. 41-49). Nel quadro dello stile semplice e disadorno, tale forma di evidenza pud trasformarsi, da semplice virtú narrativa deWinuentio, in qualité specifica delYelocutio. Questo processo tende poi a estendersi, al punto che, adop tando la dottrina dell'ornato stilistico e della figura-lumen, nelle Partitiones oratoriae Cicerone avrebbe per primo elevato chiarezza, brevità, crédibilité, evidenza, etopea e decoro al rango di parametri principali del discorso ora torio. Con Dionigi di Alicarnasso e Quintiliano questa evidenza si sarebbe ulteriormente connotata come frutto della collaborazione del destinatario del messaggio alla costruzione dell'illusione visiva (pp. 51-73). Infine, dallo schema accademico delle uirtutes elocutionis è probabile che sia germogliata la teoria delle categorie stilistiche (lôéoei) ove, nella prospettiva degli esiti finali dell'effetto visivo, l'evidenza è intesa essenzialmente come vigore espressivo funzionale alla purezza, alla bellezza, allô splendore, ecc. (pp. 75-88). E B. circoscrive a ragione tutti questi ambiti della dottrina retorica alio studio dell'evidenza corne effetto e li distingue dai casi in cui essa è causa di una rappresentazione mentale subordinata alla mozione degli affetti o all'ornato stilistico. Dopo aver ricordato i legami cognitivi tra cpavTaaioc e tolOoç secondo Aristotele e Quintiliano, E B. ricostruisce con grande precisione il ruolo delle circostanze (wpewpew), intese come forma più po tente di argomentazione e progressivamente adottate ai fini dell'amplificatio nell'esercizio di scrittura definito xoivôç tôtcoç dai progymnasmata. Poiché riguarda fatti gié accertati, quest'ultimo si colloca dopo la dimostrazione e tende dunque a corrispondere alla perorazione finale di un discorso. E B. istituisce cosí una convergenza tra i due settori, distinti dai fatto che, a differenza di quanto accade ne! zluogo comune', Pepilogo di un'orazione riguarda sempre...