Andrea Gareffi

2 articles

Loading profile…

Publication Timeline

Co-Author Network

Research Topics

  1. Les Cérémonies de la parole: Léloquence d'apparat en France dans le demier quart du XVII siècle
    Abstract

    Review Article| November 01 2000 Les Cérémonies de la parole: Léloquence d'apparat en France dans le demier quart du XVII siècle Pierre Zoberman, Les Cérémonies de la parole: Léloquence d'apparat en France dans le dernier quart du XVII siècle (Paris: Honoré Champion, 1998), pp. 713. Andrea Gareffi Andrea Gareffi Université de Strasbourg II, UFR Lettres, Le Portique, 14 rue Descartes, 67000 Strasbourg, France Search for other works by this author on: This Site PubMed Google Scholar Rhetorica (2000) 18 (4): 461–463. https://doi.org/10.1525/rh.2000.18.4.461 Views Icon Views Article contents Figures & tables Video Audio Supplementary Data Peer Review Share Icon Share Facebook Twitter LinkedIn MailTo Tools Icon Tools Cite Icon Cite Search Site Citation Andrea Gareffi; Les Cérémonies de la parole: Léloquence d'apparat en France dans le demier quart du XVII siècle. Rhetorica 1 November 2000; 18 (4): 461–463. doi: https://doi.org/10.1525/rh.2000.18.4.461 Download citation file: Ris (Zotero) Reference Manager EasyBib Bookends Mendeley Papers EndNote RefWorks BibTex toolbar search Search Dropdown Menu toolbar search search input Search input auto suggest filter your search All ContentRhetorica Search This content is only available via PDF. Copyright 2000, The International Society for the History of Rhetoric2000 Article PDF first page preview Close Modal You do not currently have access to this content.

    doi:10.1525/rh.2000.18.4.461
  2. Les Cérémonies de la parole: L’éloquence d’apparat en France dans le dernier quart du XVII siècle di Pierre Zoberman
    Abstract

    Reviews 461 latin humaniste sont non seulement les cibles didactiques d'un enseignement renouvelé, mais aussi des critères qui mettent en cause le rationalisme scolastique, où l’expression langagière avait été sacrifiée à l’abstraction logique. Empruntant à Rodolphe Agrícola le titre de la dernière partie de son ouvrage, De usu et exercitatione, l’auteur présente plusieurs échantillons d’analyse et de composition textuelles. Le même Agrícola offre le premier exemple, avec son commentaire du discours cicéronien Pro lege Manilia. Le second exemple est fourni par Érasme, le troisième par Melanchthon (Nux d’Ovide, Bucoliques de Virgile). Cette partie s'achève, comme de juste, avec l'analyse de quelques compositions dramatiques, où la parabole de l’enfant prodigue est mise en scène par trois auteurs différents. Dans cette finale, Wels lui-même s'empare de l'instrument analytique conçu par les maîtres humanistes: il réduit chaque pièce à un syllogisme sous-jacent ayant à chaque fois une majeure, et par conséquent aussi une conclusion différentes, en fonction du «message» que l'auteur veut faire passer: de tendance protestante (Waldis, 1527), catholique (Salat, 1537) ou simplement «moralisatrice» (Gnapheus, 1529). À n'en pas douter, Melanchthon aurait été très fier d'un élève tel que Volkhard Wels. Kees Meerhoff Huizinga Instituut, Universiteit van Amsterdam Pierre Zoberman, Les Cérémonies de la parole: L'éloquence d'apparat en France dans le dernier quart du XVII siècle (Paris: Honoré Champion, 1998), pp. 713. Nell'etá del Re Sole, il discorso pubblico e profano che risuona nelle istituzioni si trova stretto tra due spigoli: il ritualismo cerimoniale, che impone modi e misure, e l'ombra del congegno letterario, che ha pure suoi modi e misure. In altri termini, il discorso pubblico oscilla tra due registri: quello che il potere impone e quello che impone il potere; owerossia il registro cerimoniale, che giá esiste di per sé e che modella sui propri intenti 462 RHETORICA il discorso, e il registro che il discorso appronta nella sua discrezionalità per modellare su di sé le intenzioni deU'uditorio. Dove il di più di potere, tutto interno, tende a confondersi con il di meno di potere, tutto estemo. Il discorso pubblico sta insomma a metà tra il Re e le sue emanazioni. Chi ne fa le spese è la retorica classica. L’esercizio letterario, che fonda le sue leggi nella tradizione scritta, urta qui contro l’osservanza di usi più ristretti, imposti da una prassi consolidata. Genere letterario e uso cerimoniale ancor più si scontrano tra loro nella costumanza di un discorso che è pronuncíate oralmente, ma che non ha nulla né deU'improwisazione, né délia passione. Passione a freddo, locuzioni obbligate, scrupolo gerarchico, fanno quadrato intomo aU'individualità dello stile. Che si deve per forza assottigliare, se non sparire. L'esaltazione del potere centrale da parte di quello periférico costringe nei lacci di un turgore che si massimalizza fino ad appiattirsi nella ripetitività di un comune tono altamente solenne. Le cerimonie délia parola appartengono dunque piuttosto all'esercizio di oppressione e di rimozione délia soggettività, cosi proprie délia società d'antico regime, che non invece all'espressione infuocata o al brivido dell'ispirata allocuzione. E' forse anche per questo che solo lo scatto rivoluzionario potrà disincagliare il discorso da un andamento votato alla tautológica riproduzione dei suoi crismi. La ricerca e la ridisposizione delle fonti più la ricostruzione dei diversi ambiti son già molto di questo lavoro; ma è la sorprendente finezza critica di Pierre Zoberman quella che gli dà il tratto distintivo. Una eleganza interpretativa che non sorprende pero chi ne conosca i precedenti scritti, primo tra tutti quello sui panegirici del Re pronunciati all'Accademia francese. Distinguere e valutare nel gran cumulo di elementi non era questa volta per rúente facile; trame esiti anche metodológicamente raffinati, quasi impossibile: proprio perché "les classifications de la rhétorique traditionnelle ne fournissent pas les catégories pertinentes d'une éloquence d'apparat" (p. 19). Zoberman deve quindi risalire alla forma dei rituali istituzionali e al loro conteste, al fine di poter cosí comprendere la...

    doi:10.1353/rht.2000.0005