Carla Castelli
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Retorica ed educazione delle élites nell’antica Roma. Atti della VI Giornata ghisleriana di Filología Classica (Pavia, 4–5 aprile 2006) cur. di F. Gasti-E. Romano ↗
Abstract
Reviews E Gasti-E. Romano, eds., Retorica ed educazione delle élites nell antica Roma. Atti della VI Giornata ghisleriana di Filología Classica (Pavia, 4-5 aprile 2006), Pavia: Ibis, 2008, 280pp. ISBN 8871642562 Il volume raccoglie i testi dei nove interventi tenutisi a Pavia il 4 e 5 aprile 2006, in occasione della VI Giornata ghisleriana di Filología Classica, dedicata all'interazione tra formazione retorica e cultura política nella Roma antica. Il tema si colloca in ideale continuitá, come nota Fabio Gasti (curatore del volume insieme a Elisa Romano), con la prima, dedicata alie teorie gram matical!, a conferma della vitalitá e dell'eccellente livello di una iniziativa che data al 2001 e nasce dalla collaborazione tra il Collegio Ghislieri e il Dipartimento di Scienze dell'Antichitá dell'Universita di Pavia. I contributi si dispiegano su un ampio arco cronológico che muove da Cicerone per arrivare sino al Medioevo. Essi sono preceduti da un intervento "quadro" di Luigi Spina dedicato alia retorica della lettura nell'insegnamento della retorica: Perché leggere i classici (e senza pinito interrogativo): La retorica della lettura degli autori greci e latini nell'insegnamento della retorica. Oggetto della riflessione non é la natura degli autori da leggere, né la modalitá della loro selezione; Spina, piuttosto, si concentra sulle motivazioni che inducono alia lettura e sulla loro tópica, esaminando l'articolazione del ragionamento nelle fonti greche e latine che ne parlano piü diffusamente: PEpistola 84 di Seneca, Finizio del libro X delF Institutio quintilianea (X 1-2), passi delle epitomi del perduto De imitatione di Dionisio d'Alicarnasso e, infine, F Orazione XVIII di Dione. Attraverso le immagini elaborate dai singoli autori (ad esempio Foratore come atleta o la lettura come flusso oppure come meccanismo di cottura e digestione), e, soprattutto, grazie al notissimo testo di Quintiliano, Spina dimostra che Felaborazione del canone degli autori proposti nelle scuole di retorica e la proposta di un circuito lettura-scrittura valorizzato dalla pratica deWimitatio rispondono certamente a istanze didattiche, ma rappresentano anche un'esigenza auténticamente cultúrale (p. 20). Francesco Caparrotta affronta il De inventione ciceroniano e la vexata quaestio dei suoi due proemi, collocando lo scritto nel contesto delFepoca in cui operó il giovane Cicerone e dei suoi immediati precedenti culturali (II giovane Cicerone tra oratoria e retorica. Per un inquadramento cultúrale del De inventione). Si tratta, apparentemente, di un cortocircuito: il de inventione Rhetorica, Vol. XXVIII, Issue 2, pp. 222—243, ISSN 0734-8584, electronic ISSN 15338541 . ©2010 by The International Society for the History of Rhetoric. All rights re served. Please direct all requests for permission to photocopy or reproduce article content through the University of California Press's Rights and Permissions website at http://www.ucpressjournals.com/reprintlnfo.asp. DOI: 10.1525/RH.2010.28.2.222. Reviews 223 stesso, insieme alia Rhctoi im ad Hercunium, è una delle poche testimonianze dirette della retorica ellenistica, come pure della ricezione e del riuso della sua parte greca. L'autore si impegna allora nella analítica ricostruzione del contesto, e, in particolare, in quella delle pratiche oratorie, didattiche e di ascolto del discorso fórmale già esistenti a Roma, diverse da quelle greche, mostrando come la diffusione e la sistematizzazione della retorica greca si innestino su di esse. L ascolto di oratori, poeti e filosofi greci nelle case dei notabili romani, la lettura di Isocrate e Demostene, il confronto con il sistema educativo romano cosí profundamente diverso da quello greco costituiscono il terreno in cui é cresciuto il progetto del giovane Cicerone, tutto teso, nel primo proemio, a collocare il proprio scritto nel contesto delle attivitá utili alia crvitas e alia res publica e, nel secundo proemio, a enucleare i criteri adottati nella selezione dei modelli. L'analisi di Elvira Migliario (Cultura política c scuole di retorica a Roma in ctii auyustea) sposta l'attenzione verso il primo impero, e la riporta con temporáneamente sul pubblico delle domas prívate, oltre che sulle scuole di retorica. In queste due sedi, le audizioni per un pubblico scelto avrebbero permesso la discussione di argomenti ormai impensabili nel dibattito pubblico dell'epoca. L'autrice dimostra infatti che gli esercizi retorici della prima età impériale...
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Abstract
Aristides’ own definition of the Sacred Tales as diegesis allows us to read them using narratological categories. The work contains circular or, better, spiral-like time structures. The Fifth discourse is dominated by spatial circularity, coexisting with a paradoxical indifference for the real space itself while Aristides’ attention focuses on the oneiric one. It has an argumentative structure based on illustration and accumulation; the altered spatio-temporal axis shows that Asclepius’ intervention crosses the boundaries between time and space, dream and reality. The Sacred Tales owe their simple stylistic structure, strikingly different from other discourses of Aristides, to many factors, including their psychic and religious content.