Elisabetta Berardi

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  1. L’arte dell’autoelogio. Studio sull’orazione 28 K di Elio Aristide, con testo, traduzione e commento di Lorenzo Miletti
    Abstract

    Reviews Lorenzo Miletti, L'arte dell'autoelogio. Studio sull'orazione 28 K di Elio Aristide, con testo, traduzione e commento, Pisa: ETS. 238 pp. ISBN 97888 -467-2960-6 II saggio di Lorenzo Miletti è il primo ampio studio dedicato espressamente all'orazione 28 di Elio Aristide, un discorso intéressante sotto molteplici aspetti. Esso offre infatti uno spaccato della vita quotidiana dell'élite greca dell'impero romano nel II sec. d.C. e ci permette di osservare da vicino i vividi toni di una polémica fra intellettuali; inoltre, pariendo da un episodio specifico, affronta un tema di forte impatto retorico e sociale: l'opportunità e le finalité dell'elogio di sé. Apprendiamo Eantefatto dell'orazione, sia pur in modo non chiarissimo, dal testo stesso: durante la declamazione di un inno in onore della dea Atena, di fronte a un pubblico scelto che assisteva gratuitamente alla seduta oratoria, Aristide aveva fatto una aggiunta improvvisata al suo scritto, parlando in modo elogiativo di sé e della sua opera. Questo non era piaciuto a qualcuno, convinto che non fosse conveniente, per un oratore di indiscussa eccellenza corne Aristide, riferirsi a sé in quel contesto e in quel modo. Nell'orazione 28 Aristide replica alla critica, riferitagli da una terza persona: non fa il nome del suo accusatore, forse per sminuirlo consegnandolo alEoblio, o forse perché egli stesso ignora chi sia; cio comunque non ha rilevanza nello sviluppo delEargomentazione. Il testo è al tempo stesso apologia e rivendicazione della nécessité dell'autoelogio; esposizione convinta dell'ispirazione divina della retorica; esaltazione politicamente significativa del phronema greco. Per noi moderni, infine, Eorazione 28 è preziosissima fonte di lacerti di testi del patrimonio classico altrimenti perduti. Aristide compone infatti la propria difesa facendo sfilare in un tribunale ideale autorevolissimi testimoni a favore dell'autoelogio: si appoggia su un dossier di indiscutibili precedenti che dimostrano corne il dire bene di sé sia un tratto connaturato alla fierezza greca, dagli eroi di Omero a Esiodo, dai lirici agli storici, dagli oratori a Socrate, dai discorsi di generali corne Ificrate e Epaminonda, agli epigrammi attribuiti ai pittori Zeusi e Parrasio. Lo studio di Miletti si articola in Introduzione (pp. 11-58); Testo e tradu­ zione (pp. 59-143), Commento (pp. 145-210); chiudono il volume la Bibliografía (pp. 211-25), e un utile Indice dei passi citati (pp. 227-33). NeïVIntroduzione Rhetorica, Vol. XXXIII, Issue 1, pp. 97-109, ISSN 0734-8584, electronic ISSN 15338541 . ©2015 by The International Society for the History of Rhetoric. All rights re­ served. Please direct all requests for permission to photocopy or reproduce article content through the University of California Press's Rights and Permissions website, at http://www.ucpressjournals.com/reprintlnfo.asp. DOI: 10.1525/RH.2015.33.1.97. 98 RHETORICA Miletti affronta in maniera egregia la presentazione del testo: guida dapprima il lettore nella conoscenza dell'autore, alla luce dei più recenti studi dedicati al fenómeno retorico délia Seconda Sofistica (0. Leggere Aristide oggi). Traccia poi una presentazione délia consistenza del corpus e délia situazione dal punto di vista délia critica testuale (2. L'autore e il complesso dell'opera); Miletti, che collabora al progetto coordinato da Laurent Pernot di pubblicazione degli opera omnia di Elio Aristide per la CUF, segue l'edizione aristidea di Keil 1898, ma si discosta da essa in alcuni punti, per lo più difendendo la lezione tràdita (un elenco dei loci è fornito a p. 58): ogni sua scelta è ben argomentata nel successivo Commento. L'Introduzione si addentra infine nel cuore del saggio: l'analisi del testo (2. L'orazione 28 Keil, “Flepi tou napacpOéYpoiToç" e il problema dell'elogio di sé). Miletti cerca dapprima di precisare i contorni dell'occasione che determinó la genesi dell'or. 28: sulla scia di studi precedenti, e discostandosi in questo da C. A. Behr, propone prudentemente Smirne come luogo délia performance, all'inizio del 153, periodo in cui Aristide possedeva già una solida fama. Miletti analizza poi in maniera convincente i punti-chiave del contenuto: l'orazione 28 è uno scritto polémico che affronta problemi di diversa natura, poiché l'accusa rivolta ad Aristide circa l'elogio di sé coinvolge...

    doi:10.1353/rht.2015.0032
  2. Migliori dei padri: modelli di giovani retori in Elio Aristide
    Abstract

    Three discourses of Aelius Aristides (or. 30–32 K.) set a model of the “young rhetor” built up with opposite instances of dynamism and stasis: on the one hand, the orator confirms his noble origins and education in appearing identical to his biological and cultural fathers; on the other one, as he undergoes a personal evolution, he tries to be better than them. Aristides, he himself a singular figure of master without ‘fathers’, cannot be surpassed, due to the favour which Asclepius has granted to him; however, the “young rhetores” of his time might have a chance to surpass the ‘fathers’ (i.e. rhetores) of classical Athens, provided that they receive the divine gift of rhetorics, which is superior to human arts.

    doi:10.1525/rh.2013.31.4.388
  3. Migliori dei padri: modelli di giovani retori in Elio Aristide
    Abstract

    Three discourses of Aelius Aristides (or. 30-32 K.) set a model of the "young rhetor" built up with opposite instances of dynamism and stasis: on the one hand, the orator confirms his noble origins and education in appearing identical to his biological and cultural fathers; on the other one, as he undergoes a personal evolution, he tries to be better than them. Aristides, he himself a singular figure of master without 'fathers', cannot be surpassed, due to the favour which Asclepius has granted to him; however, the "young rhetores" of his time might have a chance to surpass the 'fathers' (i.e. rhetores) of classical Athens, provided that they receive the divine gift of rhetorics, which is superior to human arts.

    doi:10.1353/rht.2013.0002