Francesca Piazza
6 articles-
Abstract
Abstract: The article focuses on blame, the less fortunate pole of the pair on which the epideictic genre has traditionally been built. Picking up on Pernot’s idea that, despite its apparent symmetry, the relationship between praise and blame is in fact strongly unbalanced in favor of praise, a reflection is proposed on the role that the aggressive word, if relocated within the horizon of the epideictic genre, can still play in the public sphere.
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Abstract
This article considers the epistemology of Classical rhetoric and Hippocratic medicine, focusing on two key terms: semeion and tekmerion. Through an analysis of the specific case of ancient Greek medicine and rhetoric, we hope to bring out the conjectural and fallible nature of human knowledge. The paper focuses on the epistemological and methodological affinity between these two ancient technai, and considers the medical uses of semeion and tekmerion in the light of their meaning in the rhetorical sphere. Chronologically, the analysis follows an inverse pathway: it starts from Aristotle and from Rhetorica ad Alexandrum, and then moves on to Antiphon’s texts (chosen as an exemplary case) and ends with the Corpus Hippocraticum.
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Pisteis in Comparison: Examples and Enthymemes in the Rhetoric to Alexander and in Aristotle's Rhetoric ↗
Abstract
Nell'articolo vengono messe a confronto le nozioni di esempio ed entimema nella Retorica di Aristotele e nella Rhetorica ad Alexandrum. Il confronto mira a mostrare come, al di là delle analogie, le due prospettive presentino differenze anche sostanziali. L'ipotesi è che tali differenze dipendano essenzialmente dall'utilizzo, da parte di Aristotele, dell'apparato concettuale logico-dalettico in ambito retorico. Più esattamente, l'inserimento della nozione di sullogismos modifica radicalmente l'intero sistema delle pisteis, conferendo all'entimema un ruolo chiave del tutto assente nella Rhetorica ad Alexandrum. Tale posizione centrale dello entimema ha ricadute anche sul modo di intendere le altre pisteis.
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Pisteis in Comparison: Examples and Enthymemes in the Rhetoric to Alexander and in Aristotle’s Rhetoric ↗
Abstract
Nell’articolo vengono messe a confronto le nozioni di esempio ed entimema nella Retorica di Aristotele e nella Rhetorica ad Alexandrum. Il confronto mira a mostrare come, al di là delle analogic, le due prospettive presentino differenze anche sostanziali. L’ipotesi è che tali differenze dipendano essenzial-mente dall’utilizzo, da parte di Aristotele, dell’apparato concettuale logico-dalettico in ambito retorico. Più esattamente, l’inserimento della nozione di sullogismos modifica radicalmente l’intero sistema delle pisteis, conferendo all’entimema un ruolo chiave del tutto as-sente nella Rhetorica ad Alexandrum. Tale posizione centrale dello entimema ha ricadute anche sul modo di intendere le altre pisteis.
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Abstract
104 RHETORICA gruppen, wodurch just das hochgelobte Z/Groteske,/ und Launige in Haydns Werken zur Beliebigkeit verkommt. Hartmut Krones Instituífür musikalische Stilforschung, Wien Ruggero Morresi (ed.), Altre Retoriche. Da Baltasar Gradan a Quentin Tarantino, Roma: Il Calamo, 2005. 285 pp. ISBN 88-89837-01-2. II volume raccoglie sei saggi dedicad a retoriche altre. Altre, come chiarisce lo stesso Morresi nella Presentazione, non solo perché si riferiscono ad autori (Gracián, Smith, Saussure, Hjelmslev, Pasolini e Tarantino) tra i quali non si trovano «rapporti significativi di continuitá sul piano storico e teórico» (p. 5), ma anche, e aggiungerei soprattutto, perché tali autori non compaiono nelle storie della retorica di stampo tradizionale: a rigore, per molti di loro non si puó nemmeno dire che abbiano elaborato una riflessione sistemática e origínale sulla retorica. II filo conduttore dell'intero libro consiste nel tenta tivo di far emergere quelle che potremmo chiamare le retoriche implicite (ma non per questo meno interessanti e feconde) nel pensiero e nella produzione di autori cosí differenti tra loro. Nel primo di questi saggi (Baltasar Gracián o ác//'Agudeza), Federica Mosca conduce un'analisi della produzione di Gracián, inserita nel contesto della cultura gesuitica dell'epoca Obiettivo dell'autrice é mostrare l'attualitá e Pinteresse del pensiero di Gracián, contro il pregiudizio che considera la sua opera únicamente come una preziosa e ingegnosa antología, priva pero di spessore e acume teórico. Fondamentale é la nozione di agudeza o ingegno, cui Gracián dedicó una delle sue opere (SulPAcutezza e PArte dell'lngegno). Fa nozione é cruciale, non solo nel pensiero di Gracián, ma in tutta la retorica del tempo: consiste nell'abilitá nel trovare concetti e saperli esprimere in modo acuto e brillante. Federica Mosca evidenzia uno degli aspetti piu interessanti dell'intera produzione di Gracián, l'impossibilitá di distinguere tra aspetti stilistici e contenutistici: «stile e lógica sono infatti una sola cosa nel nostro autore» (p. 60). Questa compenetrazione tra stile e contenuto é conseguenza di una convinzione ribadita piu volte ribadita da Gracián: é impossibile trasmettere la veritá in maniera immediata e senza filtri; perianto «una stessa veritá puó vestirsi in mille modi» (L'acutezza e Parte delPingegno p. 360, cit. a p. 42). Uno degli scopi dell'acutezza é presentare la veritá in modo accettabile e accattivante, per evitare che venga respinta: non puó esistere, dunque, acutezza senza retorica. L'autrice dimostra persuasivamente come la retorica gesuitica fosse tutt'altro che "ristreíta" únicamente aY'elocutio. Al contrario, nell'insegnamento dei Gesuiti trovano di nuovo un posto di primo piano sia Yinventio, seppure orientata non verso tematiche civili, come nella retorica classica, ma guidata da obiettivi pedagogici e religiosi, sia—e proprio grazie a questi obiettivi—la memoria e Yactio. Reviews 105«Mostrare 1 originalité dell approccio di A. Smith alla trattazione del problema della comunicazione lingüistica» (p. 65) è l'obiettivo dichiarato di Emanuela Tarascio, Linyuayyio economía e società: la retorica di Adam Smith. Si tratta di un saggio sul pensiero di Smith che intende mostrare il ruolo in esso svolto dalla retorica (implícita ed esplicita) e, in generale, dal linpersuasivo . Dalla ricostruzione emergono diversi aspetti interessanti che evidenziano ad un tempo sia l'originalità del pensiero di Smith sia la sua continuité con la cultura del tempo, e in particolare con la tradizione dell empirismo inglese. Sono tratti di continuità, per fare alcuni esempi, l'insistenza sulla chiarezza come primaria virtù della comunicazione unita ad un certa diffidenza nei confronti dell'uso di figure retoriche e dello stile prolisso, cosí come il richiamo alla nécessita di una "nuova retorica" capace di realizzare la piena «corrispondenza» tra parole e pensieri (p. 99). Tale ambizione si basa a sua volta sull'accettazione della distinzione—destinata ad avere molta fortuna nel pensiero moderno—tra "convincere" e "persuadere," il primo basato sulla "lorza intrínseca" degli argomenti, più "fazioso" e "soggettivo ," invece, il seconde. Originale è invece la particolare sensibilité per il linguaggio, soprattutto nella sua concreta realizzazione storico-sociale, una sensibilité che porta Smith a riconoscere, in misura decisamente maggiore rispetto ai suoi contemporanei, l'importanza della comunicazione, e quindi della retorica, nella v ita timana...
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Abstract
This paper sustains that rhetoric can be a fruitful way of practicing philosophy of language. The startingpoint is a suggestion drawn from the work of the Italian philosopher Roberto Esposito. According toEsposito, one of the main characteristics of the Italian thought is the focus on the necessary connectionbetween language and extra-linguistic world. I argue that rhetoric (intended in an Aristotelian sense), thanks to its extra-linguistic aim (persuasion), pays particular attention to this connection. This has important consequences: 1. considering speakers and listeners as essential components of speech and assigning a key position to the listener; 2. including the sphere of emotion in the fi eld of refl ection on language; 3. considering truth as a social practice; 4. considering the agonistic dimension as a constitutive element of the speech.