Simone Beta

3 articles

Loading profile…

Publication Timeline

Co-Author Network

Research Topics

  1. Review: <i>Il velo delle parole. L'eufemismo nella lingua e nella storia dei Greci</i>, by Menico Caroli
    Abstract

    Book Review| August 01 2020 Review: Il velo delle parole. L'eufemismo nella lingua e nella storia dei Greci, by Menico Caroli Menico Caroli, Il velo delle parole. L'eufemismo nella lingua e nella storia dei Greci. Bari: Levante editori, 2017, 464 pp. ISBN 9788879496766 Simone Beta Simone Beta Dipartimento di Filologia e critica delle, letterature antiche e moderne, Università di Siena, Via Roma 56, I-53100 Siena beta@unisi.it Search for other works by this author on: This Site PubMed Google Scholar Rhetorica (2020) 38 (3): 321–323. https://doi.org/10.1525/rh.2020.38.3.321 Views Icon Views Article contents Figures & tables Video Audio Supplementary Data Peer Review Share Icon Share Facebook Twitter LinkedIn MailTo Tools Icon Tools Cite Icon Cite Search Site Citation Simone Beta; Review: Il velo delle parole. L'eufemismo nella lingua e nella storia dei Greci, by Menico Caroli. Rhetorica 1 August 2020; 38 (3): 321–323. doi: https://doi.org/10.1525/rh.2020.38.3.321 Download citation file: Ris (Zotero) Reference Manager EasyBib Bookends Mendeley Papers EndNote RefWorks BibTex toolbar search Search Dropdown Menu toolbar search search input Search input auto suggest filter your search All ContentRhetorica Search This content is only available via PDF. © 2020 by The International Society for the History of Rhetoric. All rights reserved. Please direct all requests for permission to photocopy or reproduce article content through the University of California Press's Reprints and Permissions web page, http://www.ucpress.edu/journals.php?p=reprints.2020The International Society for the History of Rhetoric Article PDF first page preview Close Modal You do not currently have access to this content.

    doi:10.1525/rh.2020.38.3.321
  2. Il velo delle parole. L’eufemismo nella lingua e nella storia dei Greci di Menico Caroli
    Abstract

    Book Reviews Menico Caroli, Il velo delle parole. L'eufemismo nella lingua e nella storia dei Greet. Bari: Levante editori, 2017, 464 pp. ISBN 9788879496766 Parlare di eufemismi a proposito di alcuni autori della letteratura greca, come per esempio Aristofane, potrebbe sembrare un paradosso: come sa bene chi ha preso almeno una volta in mano il mitico saggio di Jeffrey Henderson dedicato alia 'musa maculata',1 Aristofane, e con lui tutti i poeti comici delYarchaia, diceva pane al pane e vino al vino. Eppure non sempre, tra un termine schiettamente osceno e il suo equivalente piu o meno pudico, chi scriveva commedie (o si dedicava ad altri generi letterari che, in modo analogo, non disprezzavano il greco non politically correct, come per esem­ pio il giambo o l'epigramma) sceglieva il primo. Lo dimostrano i numerosissimi esempi raccolti da Menico Caroli (d'ora in avanti C.) nel suo bellissimo libro II velo delle parole, dedicato al ruolo dell 'eufemismo nella lingua e nella cultura greca (ma con continui sconfinamenti nel mondo romano), nato da una tesi di laurea in Grammatica greca seguita da Francesco De Martino e discussa alEUniversita di Bari. C., che oggi insegna lingua e letteratura greca alEUniversita di Foggia, ha dedicato alia commedia la parte piu cospicua del suo voluminoso saggio (che, se si contano anche le died illustrazioni inserite in fondo al volume, sfiora le cinquecento pagine). L'ultimo capitolo, intitolato L'eufemismo e il comune senso del pudore, discute a lungo dei tentativi (nel complesso, peraltro, assai poco riusciti) di evitare, quando era possibile, il ricorso all'aischrologhia nelle tante scene comiche che riproducevano situazioni francamente oscene. Prima di Aristofane e dei suoi sodali, perd, C. ha affrontato anche altri autori (o meglio, altri ambiti semantici e culturali), dove l'eufemismo ha sem­ pre giocato un ruolo di primo piano. Nella seconda parte del libro, intitolata Lessico degli eufemismi greci, egli attraversa con sicurezza mondi differenti, passando dalla religione alia filosofia, dalla giurisprudenza alia storia, dalla politica al teatro, utilizzando come base documentaria non solo le testimonianze letterarie, ma anche quelle epigrafiche e papirologiche, che sono state spesso escluse dall'indagine dei linguisti. :J. Henderson, The Maculate Muse. Obscene Language in Attic Comedy (New Haven-London 19751; New York-Oxford 19912). Rhetorica, Vol. XXXVTH, Issue 3, pp. 321-332. ISSN: 0734-8584, electronic ISSN: 15338541 . © 2020 by The International Society for the History of Rhetoric. All rights reserved. Please direct all requests for permission to photocopy or reproduce article content through the University of California Press's Reprints and Permissions web page, http://www. ucpress.edu/journals.php?p=reprints. DOI: https://doi.org/10.1525/rh.2019.38.3.j>21 322 RHETORICA Una posizione particolare occupano i capitoli che aprono la sezione: L’eufemismo e le tenebre della superstizione e "Non abbellirmi la morte''. In questi due capitoli, dedicati alia modalita dell'interdizione magico-religiosa, C. affronta i temi legati al destino dell'uomo e, in particolare, alia morte (quel concetto che, molto piu degli altri, gli antichi - cosi come fanno anche i modemi - cercavano di velare grazie alia tecnica deU'eufemismo). A dimostrazione dell'ampiezza e della profondita della sua indagine c'e inoltre il fatto che, tra i tanti autori vagliati da C., ci sono anche figure secondarie , come per esempio la misteriosa Filenide, la scrittrice di Samo vissuta tra il IV e il III secolo a.C., alia quale si deve il piu antico manuale erotico della civilta occidental, conservato in modo purtroppo estremamente frammentario da un papiro ossirinchita,2 i cui pochi resti vengono discussi nel capitolo La permuta eufemistica del difetto, dedicato al "lessico dei vizi e dei difetti, di natura e di comportamento". Un altro autore poco noto e Damascio di Damasco, ultimo scolarca dell'Accademia filosofica di Atene, che tra il V e il VI secolo d.C. scrisse l'opera Sulla vita del filosofo Isidoro, a noi nota grazie alia 'recensione' che ne fece il patriarca Fozio nella sua Biblioteca-. nello stesso capitolo, C. ricorda come, secondo il suo biografo, Damascio rifiutasse sdegnoso tutti quegli accorgimenti linguistici che permettevano di ridimensionare i difetti e le debolezze degli altri, smascherando quindi la pericolosa vicinanza tra l...

    doi:10.1353/rht.2020.0012
  3. Metaphertheorien der Antike und ihre philosophischen Prinzipien. Ein Beitrag zur Grundlagenforschung in der Literaturwissenschaft von Dieter Lau
    Abstract

    Reviews Dieter Lau, Metapliertlieorien der Antike mid Hirephilosophischen Prinzipieii . Em Beitrag zur Grundlcigenforschung in der Eiteraturwissenschaft. Lateres 4 (Frankfurt am Main: Peter Lang, 2006), 437 pp. Nel romanzo più famoso dello scrittore cileno Antonio Skármeta (Ar­ dente paciencia, pubblicato nel 1983, tradotto in lingua italiana da Garzanti col titolo II postino di Neruda e noto soprattutto per il film che ne ha tratto nel 1994 il regista inglese Michael Radford, II postino, l'ultimo girato da Massimo Troisi), il protagonista, il poeta Pablo Neruda, cerca di spiegare all'incolto postino Mario Jiménez cosa siano le metafore. La sintética lezione del premio Nobel ("Per spiegartelo più o meno confusamente, sono modi di dire una cosa paragonandola con un'altra") non rende certo giustizia alla complessitá di questa che—come afferma Quintiliano, il padre spirituale di tutti i maestri e professori—è la più diffusa di tutte le figure retoriche, un dono della natura talmente bello che perfino le persone ignoranti e prive di sensibilité la usano spesso, un ornamento cosí piacevole ed elegante da brillare come una stella luminosa anche nei discorsi più splendidi (Institutio Oratoria 8.6.4). Nelle oltre quattrocento pagine del suo volume (pubblicato nella collana "Lateres. Texte und Studien zu Antike, Mittelalter und früher Neuzeit"), Dieter Lau, professore emérito di Storia della cultura greca e latina all'universitá di Duisburg-Essen, passa in rassegna le teorie sulla metáfora elabórate dagli autori antichi e mette in luce i principi filosofici sui quali esse si fondano. II titolo, la struttura e l'organizzazione interna del saggio mostrano in modo esemplare quai è il punto di partenza del lavoro di Lau: non limitarsi alie sole, dettagliate esposizioni delle varie teorie della metáfora contenute nei trattati degli autori classici, ma risalire alie loro remóte origini, che sono presentí nei primi esempi di speculazione filosófica degli antichi Greci. Per questo motivo, benché il termine "metáfora" sia stato presumibilmente creato verso la fine del V secolo in ámbito sofistico, benché le prime attestazioni del termine "metáfora" non siano anteriori agli inizi del IV secolo (Isocrate, Evagora 9; Eschine, Contro Timarco 167) e benché le prime pagine espressamente dedícate a questo tropo siano quelle scritte nella seconda metà del IV secolo da Aristotele nella Poética e nella Retorica, un capitolo intero del vo­ lume, il primo, è dedicato a pensatori vissuti ben prima di sofisti noti (come Protagora e Gorgia) e meno noti, come per esempio Teodoro di Bisanzio, Rhetorica, Vol. XXVI, Issue 2, pp. 189-205, ISSN 0734-8584, electronic ISSN 15338541 . ©2008 by The International Society for the History of Rhetoric. All rights re­ served. Please direct all requests for permission to photocopy or reproduce article content through the University of California Press's Rights and Permissions website, gj- http://www.ucpressjournals.com/reprintlnfo.asp. DOI. 10.1525/RH.2008.26.2.189. 190 RHETORICA che Ludwig Radermacher considerava uno dei maggiori indiziati al titolo di primo scopritore e teorizzatore délia metáfora. Nel trattare "die Grundlegung der analogischen, generischen, onomatischen Einheit, der Begriffs- und Urteilslogik," Lau parte dai presocratici e dagli autori del Corpus Hippocraticum per giungere a Platone: poiché la metáfora, come chiarirà Aristotele, si basa sul principio dell'analogia, è necessario partiré dai pensatori che avevano affrontato per la prima volta dal punto filosófico (sia ontologico che logico) l'analogia trattando terni corne unità e pluralità, identità e diversité. Gli autori presi in esame da Lau sono prima Parmenide ed Eraclito, poi Empedocle (che aveva usato l'analogia corne strumento conoscitivo nello studio delle cause naturali) e gli autori medici (che, proprio seguendo il soleo tracciato da Empedocle, avevano sviluppato la pratica dell'osservazione empírica trasformandola in un método di ricerca scientífico), infine Anassagora. Più ampio è ovviamente lo spazio dedicato a Platone: nella sezione a lui dedicata, Lau affronta in successione il tema dell'analogia come principio strutturale ontologico (presente nel Timeo ) e corne forma di pensiero, la questione dei concetti di somiglianza (che il filosofo introduce in contesti diversi—la lingua, la política, la religione) e di omonimia, il problema del rapporto tra lingua e realtà (la relazione fra le parole...

    doi:10.1353/rht.2008.0015