Abstract

106 RHETORICA tuta, l'autre non. Tarquín le Superbe avait eu pour premier peintre Accius; les Princes impériaux ont eu Tacite. Dans les deux cas, la domus, royale ou impériale, est montrée comme le cadre privilégié où se joue le huis clos tragique du pouvoir monarchique. C'est cette réalité théâtrale du pouvoir solitaire—celle des derniers mots prononcés par Auguste mourant—que dépeint Tacite. Tel est à la fois le primum mouens et le sens de l'enquête menée avec brio par F. G. Paul M. Martin Université de Montpellier-III Cario Fanelli, Con la bocea di uríaltra persona. Retorica e drammaturgia nel teatro del Rinascimento, Roma: Bulzoni, 2011. 349 pp. ISBN: 97888 -7870-588-3 II volume di Cario Fanelli, pubblicato nella collana della Biblioteca teatrale dell'editore Bulzoni, é sorretto dall'ambizioso obiettivo di daré forma unitaria alie molteplici intersezioni tra le esperienze teatrali di CinqueSeicento e la retorica classica. II terreno d'indagine é quanto mai complesso, ma il percorso che l'A. si prefigge appare di sicuro interesse. Come rilevato nell'introduzione (pp. 11-14), l'eloquenza assume infatti nella prima meta del sedicesimo secolo un solido modello di riferimento per i letterati del tempo, fino a costituire uno stabile complesso di norme atte ad ispirare la produzione di vari generi letterari. Per questa ragione, il primo capitolo del volume, Antica eloquenza e teatrofra Umanesimo e Rinascimento (pp. 15-73), é volto a riaffermare Tassetto costitutivo del teatro rinascimentale a partiré dalla riscoperta della classicitá. É proprio su questa base che l'A. ribadisce la giusta esigenza di valorizzare l'esperienza della trattatistica propria della retorica antica come canale privilegiato per Taccesso ai precetti della recitazione antica. Fondamentale in questo senso il pensiero di Aristotele, la cui centralita viene ribadita a partiré dalla lettura di alcune pagine della Rhetorica; di grande interesse sono inoltre le considerazioni relativo al De elocutione di Demetrio di Falero, opera pubblicata nel 1508 da Aldo Manuzio e che ebbe un fortunato commento a meta del sedicesimo secolo per opera di Pietro Vettori. II secondo capitolo (pp. 75-153) concentra poi la sua attenzione sulla commedia, genere che trova nella cornice delle feste cortigiane un posto di primo piano. Naturalmente, non sará il modello di Aristofane ad ispirare le scelte dei commediografi del tempo, ma i comici latini, Plauto e, soprattutto, Terenzio, le cui commedie, che avevano giá conosciuto le riprese medievali di Rosvita, sono considérate un compiuto modello di decorum. D'altra parte, anche quando sará il modello di Aristofane a prevalere, come avviene nella fabula Penia di Rinuccio Aretino, si tratterá di attenuare le punte polemiche e le maggiori asperitá linguistiche, in linea con una tendenza ben evidenziata Reviews 107 (Ib Coriolano Martirano, che tradurrà le Nuvole ed il Pinto. Le considerazioni sul linguaggio délia commedia continuarlo inoltre nel successivo capitolo (Il conuco fra cortc e momio, pp. 155-228), in cui è posta al centro dell'indagine la produzione di alcuni autori come Pietro Aretino o Ruzante che, mentre teorizzano uno svincolamento dalle esperienze direttamente derivanti dai modelli classici con esiti che spaziano dalle spinte anticortigiane del primo all'attenzione al mondo rurale per ¡1 secondo, finiscono per non annullare del tutto il contatto con la tradizionale formula di stampo plautino. Il quarto capitolo sposta poi il focus d'indagine dalla commedia alla tragedia (Antinomie del trágico, pp. 229-273). Anche in questo caso l'A. lavora sulla riscoperta dei classici operata nel Quattrocento e sui tentativi volti a ricostruire le forme délia rappresentazione e délia messa in scena a partiré dalle testimonianze degli antichi corne base per la rinascita di un teatro che si elevasse dalla semplice imitazione per produrre nuove forme di spettacolo. Esemplare, sotto questo profilo, Popera di Sulpizio da Veroli che a Roma in ámbito papale curera in prima persona Pallestimento di alcune tragédie senecane nel 1486. Infine, nel corso delPultimo capitolo (Teatro efede nella se­ conda meta del Cinquecento, pp. 275-318, si affronta la questione del dramma di argomento religioso, di cui PA. offre una ragionevole campionatura seguendo le fortune di due testi il Christos Paschon, dramma bizantino attribuito falsamente...

Journal
Rhetorica
Published
2015-01-01
DOI
10.1353/rht.2015.0035
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