Alfredo Casamento

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Research Topics

  1. Con la bocca di un’altra persona. Retorica e drammaturgia nel teatro del Rinascimento di Carlo Fanelli
    Abstract

    106 RHETORICA tuta, l'autre non. Tarquín le Superbe avait eu pour premier peintre Accius; les Princes impériaux ont eu Tacite. Dans les deux cas, la domus, royale ou impériale, est montrée comme le cadre privilégié où se joue le huis clos tragique du pouvoir monarchique. C'est cette réalité théâtrale du pouvoir solitaire—celle des derniers mots prononcés par Auguste mourant—que dépeint Tacite. Tel est à la fois le primum mouens et le sens de l'enquête menée avec brio par F. G. Paul M. Martin Université de Montpellier-III Cario Fanelli, Con la bocea di uríaltra persona. Retorica e drammaturgia nel teatro del Rinascimento, Roma: Bulzoni, 2011. 349 pp. ISBN: 97888 -7870-588-3 II volume di Cario Fanelli, pubblicato nella collana della Biblioteca teatrale dell'editore Bulzoni, é sorretto dall'ambizioso obiettivo di daré forma unitaria alie molteplici intersezioni tra le esperienze teatrali di CinqueSeicento e la retorica classica. II terreno d'indagine é quanto mai complesso, ma il percorso che l'A. si prefigge appare di sicuro interesse. Come rilevato nell'introduzione (pp. 11-14), l'eloquenza assume infatti nella prima meta del sedicesimo secolo un solido modello di riferimento per i letterati del tempo, fino a costituire uno stabile complesso di norme atte ad ispirare la produzione di vari generi letterari. Per questa ragione, il primo capitolo del volume, Antica eloquenza e teatrofra Umanesimo e Rinascimento (pp. 15-73), é volto a riaffermare Tassetto costitutivo del teatro rinascimentale a partiré dalla riscoperta della classicitá. É proprio su questa base che l'A. ribadisce la giusta esigenza di valorizzare l'esperienza della trattatistica propria della retorica antica come canale privilegiato per Taccesso ai precetti della recitazione antica. Fondamentale in questo senso il pensiero di Aristotele, la cui centralita viene ribadita a partiré dalla lettura di alcune pagine della Rhetorica; di grande interesse sono inoltre le considerazioni relativo al De elocutione di Demetrio di Falero, opera pubblicata nel 1508 da Aldo Manuzio e che ebbe un fortunato commento a meta del sedicesimo secolo per opera di Pietro Vettori. II secondo capitolo (pp. 75-153) concentra poi la sua attenzione sulla commedia, genere che trova nella cornice delle feste cortigiane un posto di primo piano. Naturalmente, non sará il modello di Aristofane ad ispirare le scelte dei commediografi del tempo, ma i comici latini, Plauto e, soprattutto, Terenzio, le cui commedie, che avevano giá conosciuto le riprese medievali di Rosvita, sono considérate un compiuto modello di decorum. D'altra parte, anche quando sará il modello di Aristofane a prevalere, come avviene nella fabula Penia di Rinuccio Aretino, si tratterá di attenuare le punte polemiche e le maggiori asperitá linguistiche, in linea con una tendenza ben evidenziata Reviews 107 (Ib Coriolano Martirano, che tradurrà le Nuvole ed il Pinto. Le considerazioni sul linguaggio délia commedia continuarlo inoltre nel successivo capitolo (Il conuco fra cortc e momio, pp. 155-228), in cui è posta al centro dell'indagine la produzione di alcuni autori come Pietro Aretino o Ruzante che, mentre teorizzano uno svincolamento dalle esperienze direttamente derivanti dai modelli classici con esiti che spaziano dalle spinte anticortigiane del primo all'attenzione al mondo rurale per ¡1 secondo, finiscono per non annullare del tutto il contatto con la tradizionale formula di stampo plautino. Il quarto capitolo sposta poi il focus d'indagine dalla commedia alla tragedia (Antinomie del trágico, pp. 229-273). Anche in questo caso l'A. lavora sulla riscoperta dei classici operata nel Quattrocento e sui tentativi volti a ricostruire le forme délia rappresentazione e délia messa in scena a partiré dalle testimonianze degli antichi corne base per la rinascita di un teatro che si elevasse dalla semplice imitazione per produrre nuove forme di spettacolo. Esemplare, sotto questo profilo, Popera di Sulpizio da Veroli che a Roma in ámbito papale curera in prima persona Pallestimento di alcune tragédie senecane nel 1486. Infine, nel corso delPultimo capitolo (Teatro efede nella se­ conda meta del Cinquecento, pp. 275-318, si affronta la questione del dramma di argomento religioso, di cui PA. offre una ragionevole campionatura seguendo le fortune di due testi il Christos Paschon, dramma bizantino attribuito falsamente...

    doi:10.1353/rht.2015.0035
  2. Ortensio by Marco Tullio Cicerone
    Abstract

    316 RHETORICA important influence, as Lois Agnew has convincingly shown. All interested in eighteenth-century rhetoric will want to read Outward Visible Propriety: Stoic Philosophy and Eighteenth-Century British Rhetorics. Arthur E. Walzer University ofMinnesota Marco Tullio Cicerone. Ortensio. Testo critico, introduzione, versione e commento a cura di Alberto Grilli: Bologna, Patrón, 2010. 272 pp. ISBN: 978-88-555-3086-6. Le amorevoli cure di allievi e di amici hanno consentito di provvedere alia pubblicazione di questo importante lavoro cui Alberto Grilli ha atteso con dedizione fino agli ultimi istanti di vita, consegnando all'editore nella primavera del 2007 tutto il dattiloscritto senza pero riuscir a vedere il co­ ronamento di tanta fatica, cui oggi Leditore Pátron ha dato meritoriamente la luce. A distanza di piú di quaranta anni dalla precedente edizione (pubblicata dall'editore Cisalpino nel 1962), Grilli aveva avvertito la nécessité di riprendere in mano quel lavoro, non certo perché lo ritenesse superato ma per un'ansia sana di rivedere, correggere alcune scelte, ampliare la selezione dei frammenti, alia luce di un interesse che in lui era rimasto costante nel corso dei decenni trascorsi dalla prima edizione.1 Molto, frattanto, era successo; notevole, soprattutto, la pubblicazione nel 1976 di una nuova edizione a cura di Laila Straume-Zimmermann (Ciceros Hortensius: Bern-Frankfurt am Main, Lang). Nasceva dunque nella mente dello studioso il progetto di una nuova edizione, che solo riducendo il suo valore potrebbe essere definita una 'ri-edizione'. I segni più evidenti délia novità sono dati da un'eccellente traduzione italiana, che accompagna il testo, corredato a sua volta da note e, soprattutto, da un ricchissimo 'Profilo' (pp. 125-260), diviso in tre sezioni (cornice del dialogo, pars destruens, pars construens), vera novità del volume. Prima di entrare nel dettaglio, sará pero opportuno dire qualcosa del método con cui Grilli ha proceduto. Con un atteggiamento di prudenza per nulla autocompiaciuto lo studioso professa come elemento portante del proprio lavoro 1 incjuisitio veritatis, non Vinventio ventatis', una ricerca del«probabile senza inseguiré il possibile» (p. 260). provano alcuni interessanti contributi quali ad es. Lattanzio e Ortensio in ^PP56 , 2001, pp. 257—271; Seneca e l Hortensius, in P. Defosse (éd.), Hommages à Cari Dcrou.x, II: Bruxelles, Latomus, 2002, pp. 196-205. Reviews 317 Sotto questo profilo, significativa appare la scelta di considerare il lavoro non come «ricerca di storia della filosofía» ma piü ampiamente di «storia della cultura» , il che rende mérito dell attenzione costante che il volume riversa alia storia della ricezione del testo tanto nella cultura del tempo quanto, soprattutto, in quella seriore, con particolare riguardo alie scuole di retorica in cui il testo ricevette particolare fortuna, divenendo un modello esemplare per il nitore che lo contraddistingueva, piü che per il portato filosófico. Per paradosso é dunque la retorica a farsi solerte banditrice di un testo che é un protrettico alia filosofía. Ma entriamo nel dettaglio per offrire qualche saggio del método seguito da Grilli. Notevoli le argomentazioni riguardanti la questione annosa dei tempi di composizione. Sulla base di un paio di testimonianze epistolari ciceroniane, Puna rivolta a Varrone, Paltra ad Attico, Grilli dimostra come giá nelPaprile del 46 a.C. Cicerone avesse in mente il progetto dell'opera, anticipando in tal modo anche quanto ipotizzato da Philippson2 che riteneva certa la composizione tra Pottobre del 46 e il marzo del 45 a.C. La lettura di Grilli é particolarmente raffinata, fondandosi su un caso doppio di memoria letteraria: in una circostanza si tratta di un riferimento proverbiale alia vista di Linceo (fcnn. 9, 2, 2) che trovava spazio nel Protrettico di Aristotele (fr. 10a Ross), testo che Cicerone potrebbe aver avuto sul tavolo di lavoro in quel periodo; in un altro, la lettera ad Attico (Att. 12, 3, 1-2), PArpinate esalta Pimportanza delPamico dichiarando che nulla potrebbe tenerlo lontano da lui, nemmeno la permanenza nelle Isole dei beati. E qui Grilli vede un riferimento al fr. 110 delYHortensias, único dei casi noti in cui Cicerone faccia menzione di questo paradiso terrestre (si... in beatorum insulis immortale aevam... degere liceret). Vorrei a questo punto portare un esempio del modo con cui Grilli entra in dialogo con se stesso...

    doi:10.1353/rht.2012.0018