Abstract

Reviews 233 Lucia Pasetti, [Quintiliano] ll veleno versato (Declamazioni maggiori, 17), Cassino: Edizioni Université di Cassino, 2011, 252 pp. ISBN 978-888317 -055-3. Si arricchisce di un nuovo volume la elegante e preziosa collana che ormai da anni, per le cure di Oronzo Pecere e Antonio Stramaglia, l'Università di Cassino dedica alie Declamazioni maggiori dello pseudo-Quintiliano, fornendo per ciascuno dei pezzi che compongono la silloge un'introduzione, un testo criticamente riveduto, un amplissimo commento e una altrettanto ricca bibliografía. Dopo le declamazioni 6,8, 9,12,14 e 15, e mentre altri commenti sono già in procinto di vedere la luce, è ora la volta della diciassettesima Maior , Venemim effusum, opportunamente affidata ad una giovane e ferratissima studiosa, Lucia Pasetti (d'ora innanzi P), che a questa controversia ha già ripetutamente dedicato le sue cure in anni recenti (Un suicidiofallito. La tópica dell’ars moriendi;nella xvii declamazione maggiore pseudo-quintilianea, 2007; Fi­ losofía e retorica di scnola nelle Declamazioni Maggiori;pseudoquintilianee, 2008; Gli antichi e la fiction. Realtd e immaginazione nella Declamazione maggiore ;17, 2009-2010) e che qui raccoglie e porta a sintesi il frutto dei suoi lavori precedenti. Il tema della declamazione è dei più consueti nelPuniverso delle controversie di scuola: un padre ha tentato ripetutamente di ripudiare il proprio figlio attraverso lo strumento della abdicatio, venendo di volta in volta sconfitto in tribunale e costretto a riprendere in casa il giovane; lo sorprende quindi in secreta domus parte mentre prepara un fármaco. Interrogato, il figlio risponde che si tratta di un veleno destinato a se stesso, ma alla richiesta paterna di berlo lo versa a terra, esponendosi cosi ad un'accusa di tentato parricidio. Tema consueto, si diceva, nelle scuole di declamazione, attestato con qualche variante nell'antologia di Seneca il Vecchio (7, 3) e nelle Minores di Quintiliano (377), ricordato con ironía da Giovenale fra i motivi più triti delPinsegnamento scolastico (7, 166-170) e schedato nelPanonima lista dei Problemata in status contenuta nell'ottavo volume dei Rhetores Graeci di Walz. Ma tema consueto, quello della diciassettesima Maior, anche perché convoca sulla scena due protagonisti di assoluto spicco dell'universo declamatorio come il padre e il figlio ed esplora una volta di più le patologie della loro relazione, i cortocircuiti dello scontro generazionale, le schermaglie di un conflitto che sembra non conoscere attenuazioni o forme credibili di composizione, e dunque perché rientra a pieno titolo in quella riflessione sul rapporto padri-figli cosi centrale nella retorica di scuola e sulla quale gli studi degli ultimi vent'anni hanno fatto largamente luce. NelPampia introduzione (pp. 13-51) P. muove anzitutto dalla complessa questione del rapporto fra declamazione e mondo reale. La studiosa rileva per un verso la frequenza dei casi di veneficio a Roma e la presenza nella cultura romana di una vera e propria ossessione del parricidio, per Paltro la stretta connessione che sussiste fra tale ossessione e la ricorrente presenza dei termini parricidiurn/parricida nella retorica di scuola, dove numerosissimi 234 RHETORICA sono i temi che mettono in scena le tensioni legate all'esercizio della patria potestas e i conflitti che esso rischiava ad ogni passo di innescare all'interno della famiglia. La conclusione di P. è che per il testo in questione «si puô ricorrere alEossimorica definizione di "declamazione realistica,/>> (p. 20). Alla studiosa non sfugge tuttavia che temi come il parricidio e il veneficio hanno anche un vistoso spessore letterario: la stessa richiesta di here una coppa che si teme possa conteneré un veleno per attestare la bontà delle proprie intenzioni compare ad esempio nel romanzo, ma non è assente neppure in certa storiografia più incline alla ricerca del pathos. Più in generale, P richiama opportunamente la natura della declamazione comefiction, come testo destinato certo in prima istanza alla didattica delle scuole, ma aperto anche ad una fruizione che ne faceva un prodotto di consumo rivolto ad un vasto pubblico adulto. P. passa quindi a verificare come si articola, nel concreto svolgimento della declamazione, il rapporto tra padre e figlio: attenendosi ai precetti che maestri come il Quintiliano autentico fornivano nei propri manuali, i declamatori tratteggiano la figura del figlio (al quale è lasciata la parola) attribuendogli i colori...

Journal
Rhetorica
Published
2013-03-01
DOI
10.1353/rht.2013.0026
CompPile
Search in CompPile ↗
Open Access
Closed
Topics
Export

Citation Context

Cited by in this index (0)

No articles in this index cite this work.

Cites in this index (0)

No references match articles in this index.