Mario Lentano
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Review: [Quintilian] The Son Suspected of Incest with His Mother («Major Declamations», 18–19), by Bé Breij ↗
Abstract
Book Review| November 01 2017 Review: [Quintilian] The Son Suspected of Incest with His Mother («Major Declamations», 18–19), by Bé Breij Bé Breij, [Quintilian] The Son Suspected of Incest with His Mother («Major Declamations», 18–19), Edizioni Università di Cassino, Cassino 2015, pp. 612. ISBN: 9788883170577 Mario Lentano Mario Lentano Università di Siena Search for other works by this author on: This Site PubMed Google Scholar Rhetorica (2017) 35 (4): 475–477. https://doi.org/10.1525/rh.2017.35.4.475 Views Icon Views Article contents Figures & tables Video Audio Supplementary Data Peer Review Share Icon Share Facebook Twitter LinkedIn MailTo Tools Icon Tools Cite Icon Cite Search Site Citation Mario Lentano; Review: [Quintilian] The Son Suspected of Incest with His Mother («Major Declamations», 18–19), by Bé Breij. Rhetorica 1 November 2017; 35 (4): 475–477. doi: https://doi.org/10.1525/rh.2017.35.4.475 Download citation file: Ris (Zotero) Reference Manager EasyBib Bookends Mendeley Papers EndNote RefWorks BibTex toolbar search Search Dropdown Menu toolbar search search input Search input auto suggest filter your search All ContentRhetorica Search This content is only available via PDF. © 2017 by The International Society for the History of Rhetoric. All rights reserved. Please direct all requests for permission to photocopy or reproduce article content through the University of California Press's Reprints and Permissions web page, http://www.ucpress.edu/journals.php?p=reprints.2017 Article PDF first page preview Close Modal You do not currently have access to this content.
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[Quintilian] The Son Suspected of Incest with His Mother («Major Declamations», 18–19) by Bé Breij ↗
Abstract
Reviews Bé Breij, [Quintilinn] The Son Suspected ofIncest with His Mother («Major Declamations», 18-19), Edizioni Université di Cassino, Cassino 2015, pp. 612. ISBN: 9788883170577 Un padre tortura il figlio in una stanza appartata della casa per strappargli la verità in mérito alie voci che lo vogliono coinvolto in una relazione incestuosa con la madre. Il giovane muore fra i tormenti; la madre chiede allora al marito cosa abbia appreso nel corso dell'interrogatorio, e al suo rifiuto di rispondere lo accusa di mala tractatio. È questo il tema delle ultime due Declamaziotii maggiori, la raccolta di diciannove controversie allestita a Roma nell'ultimo scorcio del IV secolo d.C. e fatta circolare sotto il nome di Quintiliano: la prima reca l'accusa della madre, la seconda la difesa del padre. Ai due testi in questione Bé Breij (d'ora innanzi B.), una delle più intel ligent! e prolifiche studiose della declamazione latina, aveva già dedicate nel 2007 un ampio commente, oltre a numerosi interventi di minore respiro; il volume recupera dunque un decennio di scavo esegetico, sviluppando linee di ricerca tracciate negli studi già pubblicati e insieme aspetti rimasti prece dentemente in ombra. Nella lunga introduzione si affrontano sistemáticamente le questioni legate ai protagonisti delle due Maiores, alla cornice giuridica della loro controversia, agli aspetti stilistici e retorici dei pezzi pseudo-quintilianei. B. delucida anzitutto storia e contenuti della patria potestas, rilevando in particolare come il diritto di metiere a morte un figlio risulti applicate in un numero esiguo di casi. Molto opportunamente, B. prende tuttavia le distanze da quanti considerano la patria potestas poco più che un idolum storiografico e sottolinea come essa contribuisse in ogni caso a configurare un rapporte fortemente sbilanciato tra padri e figli. Non a caso, la declamazione latina dedica uno spazio cospicuo ai conflitti generazionali: una scelta che da un lato aiutava i giovani romani a verbalizzare le frustrazioni indotte da una struttura familiare spesso oppressiva, daU'altro li preparava al ruolo di pater familias cui essi erano chiamati in età adulta. La studiosa osserva che m nessuna controversia i figli sembrano contestare il potere che i padri esercitano su di loro; al contrario, i retori che parlano in difesa dei padri rivendicano il carattere inevitabile e giusto della misura punitiva; quanti invece intervengono a favore dei figli biasimano l'abuso della patria potestas, ma ne lasciano intatti Rhetorica, Vol. XXXV, Issue 4, pp. 475-483. ISSN: 0734-8584, electronic ISSN: 1533-8541.© 2017 by The International Society for the History of Rhetoric. All rights reserved. Please direct all requests for permission to photocopy or reproduce article content through the University of California Press's Reprints and Permissions web page, http.//www.ucpress. edu/joumals.php?p=reprints. DOI: https://doi.org/10.1525/rh.2017.35.4.475. 476 RHETORICA i fondamenti: la declamazione discute insomma i comportamenti del padre, ma frnisce con il presérvame la posizione di vértice all'intemo della famiglia. Il secondo parágrafo concerne il motivo dell'incesto, anch'esso indagato dapprima nelle fonti storiche, giuridiche e letterarie, quindi in riferimento specifico alia declamazione, dove il tema ricorre quattordici volte; le due Maiores restaño comunque le uniche a trattare la piú problemática fra le relazioni incestuose, quella che coinvolge un figlio e sua madre. Di grande rilievo è il parágrafo successivo, relativo al quadro giuridico che regola entrambe le controversie pseudo-quintilianee, quello della actio¡nalae tractationis. In particolare, B. nota correttamente come essa venga spesso brandita per contestare un danno inflitto non tanto alia moglie quanto al figlio di costei, danno che in molti casi coincide con la morte del figlio stesso. Le controversie insistono talora sulla sproporzione fra l'accusa di maltrattamento e la gravità delle colpe maritali cui essa si riferisce e non mancano di elevare il proprio lamento contro un sistema legislativo che non consente altra via di espressione giuridica al dolor delle donne per i torti loro inflitti dai propri mariti; pur con questi limiti, tuttavia, l'azione per mala tractatio dá comunque voce alie istanze delle mogli e permette di esplorare la patria potestas da un terzo e ulteriore punto di vista, dopo quello di padri e...
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Arte della parola e parole della scienza. Tecniche della comunicazione letteraria nel mondo antico cur. di Raffaele Grisolia, Giuseppina Matino ↗
Abstract
Reviews RaffaeleGrisolia, Giuseppina Matino (a cura di), Arte della parola e parole della scienza. Tecniche della comunicazione letteraria nel mondo antico, Napoli: M. D'Auria editore, 2014,280 pp. € 68,00. ISBN 978-8870-9236-05. Il volume raccoglie tredici saggi prodotti da un gruppo di ricerca attivo presso PUniversitá Federico II di Napoli ed integra una precedente collezione allestita dai medesimi curatori e apparsa nel 2012. Il primo contributo (A. Borgo, Tra storia e retorica: il contrasto CiceroneAntonio nella settima suasoria di Seneca il Vecchio, pp. 9-24) esamina il tema declamatorio che vede Antonio promettere salva la vita a Cicerone proscritto a patto che questi dia alie fiamme la propria opera. Seneca si mostra attento agli effetti che le guerre civili e l'avvio del principato esercitano in ámbito cultúrale, restringendo la liberta e perseguitando la dissidenza, e la figura di Cicerone incarna la contrapposizione fra potere e ingenium, parola tematica , quest'ultima, della settima suasoria. Proprio sulla carenza di ingenium di Antonio l'oratore aveva del resto insistito nella seconda filippica, fonte privilegiata dei declamatori; per questa via, pero, la lotta si sposta sul piano etico e cultúrale e i retori si fanno paladini di un'opposizione desiderosa di mantenere vivi gli ideali culturali della res publica piú ancora di quelli politici. C. Carotenuto tratta di Prassi retorico-lingüistica del «Líber Abad» di Leonardo il Pisano (pp. 25-44), o Leonardo Fibonacci, autore nel XIII secolo del primo trattato di matemática che diffonde in Occidente le conoscenze indiane mediate dagli Arabi; in attesa di un'edizione critica del Liber, in corso di allestimento da parte dell'autrice, il saggio si propone un primo sondaggio della lingua usata da Leonardo. I caratteri indagati riguardano Puso del congiuntivo esortativo, proprio della trattatistica didascalica; Paltemanza tra seconda persona singolare e prima plurale, comune al linguaggio matemático tardo-medievale; la terminologia del calcólo, che prevede costantemente l'imperativo dell'operazione e il futuro del risultato; la costruzione dei verbi della moltiplicazione, in cui a per si altemano in e contra; Pimpiego dei preverbi per conferiré maggiore precisione ai termini tecnici; Pesame del lessico discipli nare, ancora non definito in modo univoco. II contributo di F. Conti Bizzarro, Un cattivo sovrano in Polluce (pp. 45-55), muove dal passo deWOnomasticon in cui viene tracciato il quadro del re malvagio : i termini impiegati da Polluce sono accuratamente analizzati e se ne Rhetorica,Vol. XXXV, Issue 2, pp. 228—236. ISSN: 0734-8584, electronic ISSN: 1533-8541.© 2017 by The International Society for the History of Rhetoric. All rights reserved. Please direct all requests for permission to photocopy or reproduce article content through the University of California Press's Reprints and Permissions web page, http:/ /www.ucpress. edu/journals.php?p=reprints. DOI: https://doi.Org/10.1525/rh.2017.35.2.228. Reviews 229 rintracciano i paralleli nel teatro trágico e nella storiografia, che ne fa uso in particolare nei ritratti dei principi romani (Tiberio, Caligola, Nerone). F. Ficca discute Un esempio di "connulicazione mancata”: il discorso di Druso nelfinale délia «Consolado ad Liviam» (pp. 57-73), esaminando la prosopopea di Druso e il suo rapporto con il contesto precedente. La comunicazione tra madre e fíglio è "mancata" perché alla disperata domanda della prima - Ubi es?, ripetuto tre volte - non fa eco alcuna risposta da parte del secondo, che rivendica solo i propri titoli di gloria; inoltre, le parole di Druso contengono appena un breve inciso propriamente consolatorio. Viene quindi sviluppato un puntúale confronto con le eonsolationes senecane, dal quale si traggono elementi per la datazione delFoperetta, che risente del modello senecano e al tempo stesso difficilmente potra collocarsi oltre l'epoca giulio-claudia. II saggio di G. Germano, Nuove funzioni dell'erudizione classica e comunica zione letteraria nel mondo poético di Giovanni Pontano: gli esempi di «Hendec.» II24 e«Urania» I 970-1023 (pp. 75-93), discute i modi in cui la poesia umanistica in latino riprende e rifunzionalizza l'apparato mitologico-erudito mutuato dalla cultura classica. La prima lirica è dedicata al letterato di origine bizantina Manilio Cabacio Rallo e presenta una rarefatta evocazione di sette divinité del corteggio di Venere...
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Abstract
Reviews 233 Lucia Pasetti, [Quintiliano] ll veleno versato (Declamazioni maggiori, 17), Cassino: Edizioni Université di Cassino, 2011, 252 pp. ISBN 978-888317 -055-3. Si arricchisce di un nuovo volume la elegante e preziosa collana che ormai da anni, per le cure di Oronzo Pecere e Antonio Stramaglia, l'Università di Cassino dedica alie Declamazioni maggiori dello pseudo-Quintiliano, fornendo per ciascuno dei pezzi che compongono la silloge un'introduzione, un testo criticamente riveduto, un amplissimo commento e una altrettanto ricca bibliografía. Dopo le declamazioni 6,8, 9,12,14 e 15, e mentre altri commenti sono già in procinto di vedere la luce, è ora la volta della diciassettesima Maior , Venemim effusum, opportunamente affidata ad una giovane e ferratissima studiosa, Lucia Pasetti (d'ora innanzi P), che a questa controversia ha già ripetutamente dedicato le sue cure in anni recenti (Un suicidiofallito. La tópica dell’ars moriendi;nella xvii declamazione maggiore pseudo-quintilianea, 2007; Fi losofía e retorica di scnola nelle Declamazioni Maggiori;pseudoquintilianee, 2008; Gli antichi e la fiction. Realtd e immaginazione nella Declamazione maggiore ;17, 2009-2010) e che qui raccoglie e porta a sintesi il frutto dei suoi lavori precedenti. Il tema della declamazione è dei più consueti nelPuniverso delle controversie di scuola: un padre ha tentato ripetutamente di ripudiare il proprio figlio attraverso lo strumento della abdicatio, venendo di volta in volta sconfitto in tribunale e costretto a riprendere in casa il giovane; lo sorprende quindi in secreta domus parte mentre prepara un fármaco. Interrogato, il figlio risponde che si tratta di un veleno destinato a se stesso, ma alla richiesta paterna di berlo lo versa a terra, esponendosi cosi ad un'accusa di tentato parricidio. Tema consueto, si diceva, nelle scuole di declamazione, attestato con qualche variante nell'antologia di Seneca il Vecchio (7, 3) e nelle Minores di Quintiliano (377), ricordato con ironía da Giovenale fra i motivi più triti delPinsegnamento scolastico (7, 166-170) e schedato nelPanonima lista dei Problemata in status contenuta nell'ottavo volume dei Rhetores Graeci di Walz. Ma tema consueto, quello della diciassettesima Maior, anche perché convoca sulla scena due protagonisti di assoluto spicco dell'universo declamatorio come il padre e il figlio ed esplora una volta di più le patologie della loro relazione, i cortocircuiti dello scontro generazionale, le schermaglie di un conflitto che sembra non conoscere attenuazioni o forme credibili di composizione, e dunque perché rientra a pieno titolo in quella riflessione sul rapporto padri-figli cosi centrale nella retorica di scuola e sulla quale gli studi degli ultimi vent'anni hanno fatto largamente luce. NelPampia introduzione (pp. 13-51) P. muove anzitutto dalla complessa questione del rapporto fra declamazione e mondo reale. La studiosa rileva per un verso la frequenza dei casi di veneficio a Roma e la presenza nella cultura romana di una vera e propria ossessione del parricidio, per Paltro la stretta connessione che sussiste fra tale ossessione e la ricorrente presenza dei termini parricidiurn/parricida nella retorica di scuola, dove numerosissimi 234 RHETORICA sono i temi che mettono in scena le tensioni legate all'esercizio della patria potestas e i conflitti che esso rischiava ad ogni passo di innescare all'interno della famiglia. La conclusione di P. è che per il testo in questione «si puô ricorrere alEossimorica definizione di "declamazione realistica,/>> (p. 20). Alla studiosa non sfugge tuttavia che temi come il parricidio e il veneficio hanno anche un vistoso spessore letterario: la stessa richiesta di here una coppa che si teme possa conteneré un veleno per attestare la bontà delle proprie intenzioni compare ad esempio nel romanzo, ma non è assente neppure in certa storiografia più incline alla ricerca del pathos. Più in generale, P richiama opportunamente la natura della declamazione comefiction, come testo destinato certo in prima istanza alla didattica delle scuole, ma aperto anche ad una fruizione che ne faceva un prodotto di consumo rivolto ad un vasto pubblico adulto. P. passa quindi a verificare come si articola, nel concreto svolgimento della declamazione, il rapporto tra padre e figlio: attenendosi ai precetti che maestri come il Quintiliano autentico fornivano nei propri manuali, i declamatori tratteggiano la figura del figlio (al quale è lasciata la parola) attribuendogli i colori...
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Abstract
Reviews 431 Matteo il passo del ricco e quello del cieco di Gerico formano una sequenza con 1 inserimento di una sotto-sequenza centrale, in Luca gli stessi passi non appartengono alla stessa sequenza, ma a due. È estremamente difficile, in una recensione, restituiré il rigore del procedimento di Meynet, che è possibile cogliere fino in fondo solo ripercorrendo la sua minuziosa indagine: si tratta di un approccio complesso e a un tempo lineare che permette di penetrare il testo—quel testo—individuando le relazioni che si creano tra segmenti sempre più piccoli, senza mai pero perdere di vista le relazioni più ampie, per arrivare alla ricomposizione finale in un contesto globale. E il conclusivo Épilogue (pp. 361-63) conferma il senso fi nale di un lavoro di tal fatta: solo la scomposizione metódica del testo ai suoi diversi livelli di organizzazione consente di arrivare a risultati significativi anche e soprattutto sul piano dell'interpretazione. Ed è infatti l'Interprétation che di volta in volta conclude i puntuali confronti. La Bibliographie des ouvrages cités (pp. 365-73) e YIndex des auteurs cités (pp. 375-80) chiudono utilmente il volume. Paola Santorelli Università degli Studi di Napoli Federico II [Quintiliano], La pozione dell'odio («Declamazioni maggiori» , 14-15), a cura di Giovanna Longo, Cassino: Edizioni Universitá di Cassino, 2008. 228 pp. ISBN 978-88-8317-049-2. É confortante, nell'attuale situazione di difficoltá in cui si dibatte la ricerca accademica in Italia, registrare Eapparizione di un nuovo volume della benemérita collana diretta da Antonio Stramaglia: una collana che si propone di offrire un testo criticamente riveduto di tutte le diciannove Declamationes maiores pseudo-quintilianee, accompagnato da una versione italiana (tutt'altro che superflua, in prodotti cosí complessi e per i quali la traduzione costituisce essa stessa un contributo di esegesi testuale), da una ricca introduzione, e da puntuali e generóse note di commento, nonché da un aggiornato apparato bibliográfico. Dopo le declamazioni 3, 8,9,12, e 13 é ora la volta della coppia costituita dai testi 14 e 15 della raccolta, mentre é giá annunciata la prossima uscita di una nuova versione della sesta maior curata da Thomas Zinsmaier. La scelta di abbinare in un único volume due testi pseudo-quintilianei si giustifica in questo caso per il fatto che essi rappresentano uno dei pochi esempi superstiti di antilogie: il tema, comune a entrambe le declamazioni, é costituito infatti dall'accusa di veneficio rivolta da un amante povero alia meretrice che gli ha somministrato una pozione dell odio, accusa dalla quale la meretrice si difende poi nel pezzo successivo, rivendicando al contrario il carattere meritorio della propria azione, capace di restituiré il povero alia 432 RHETORICA piena intégrité psichica che proprio la passione d'amore rischiava di compro metiere durevolmente. In ogni caso l'atto non poteva essere qualificato in ter mini di avvelenamento, come proprio il vigore accusatorio esibito dall'antico amante persuasivamente dimostrava. La coppia di testi consente dunque di cogliere in re un procedimento che dobbiamo immaginare consueto nelle scuole di retorica—quello appunto di «discorsi giudiziari su un medesimo tema sviluppati in favore prima delLuna e poi dell'altra parte» (p. 13) anche se il loro attuale accostamento nella silloge pseudo-quintilianea è frutto di un ordinamento posticcio dell'antologia e i due testi sono probabilmente riferibili a maní e forse anche a epoche diverse. L'ampia introduzione di Giovanna Longo (d'ora innanzi L.) assolve anzitutto alia funzione di chiarire adeguatamente la tradizione letteraria e piú latamente culturale entro la quale si collocano le due declamazioni. La magia d'amore, volta a suscitare la passione erotica ma anche a inibirla e a renderla inoperante, è pratica largamente attestata nel mondo greco e romano, come emerge dalla documentazione conservata in papiri e tabellae defixionum ma recepita anche nella letteratura; né mancano, com'é ben noto, nella concreta vicenda storica di Roma casi ripetuti di processi per avvelenamento, come quello che all'indomani dello scandalo dei Baccanali condusse alia condanna di oltre duemila matrone. La retorica di scuola recepisce ávidamente tali sug gestion!, come dimostra l'ampia presenza del tema del veneficio in tutte le sillogi superstiti, o come elemento accessorio dell'intreccio o come oggetto principale della...
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Abstract
Reviews Elvira Migliario, Retorica e storia. Una lettura delle Suasoriae di Seneca Padre, Bari: Edipuglia (Quaderni di 'Invigilata lucernis', 32), 2007,192 pp. ISBN: 9788872284651 Elvira Migliario (d'ora innanzi M.) aveva giá offerto un contributo im portante sul rapporto tra declamazione di scuola e contesto politico-sociale ("Luoghi retorici e realtà sociale nell'opera di Seneca il Vecchio", Athenaeum 67 (1989): 525-49); ora recupera—sin dal titolo della sua monografía—la medesima prospettiva di indagine dirigendo la propria analisi sul corpus delle Suasoriae di Seneca il Vecchio: non un vero e proprio commento, piuttosto un'ampia e articolata introduzione alla raccolta nel suo complesso e ai sette singoli pezzi che la compongono, il cui testo opportunamente la M. stampa in calce aU'analisi, cavándolo dall'edizione ormai canónica di Lennart Hâkanson. La succinta introduzione (pp. 5-10) presenta hipótesi di lavoro che ha guidato la ricerca: «una lettura e una interpretazione delle suasoriae volte ... a individuarvi argomenti e temi oggetto di attenzione e riflessione da parte dei contemporanei» (p. 6), a partiré dalla consapevolezza della centralita assunta in età giulio-claudia dalle scuole di retorica come luogo deputato «alia definizione del sistema di valori destinato a essere ampiamente condivido dai ceti colti e dalle classi dirigenti dell'impero» (p. 10). II primo capitolo (Seneca Padre e le scuole di retorica a Roma, pp. 11-31) traccia opportunamente una sintesi aggiornata di quanto oggi si sa—in particolare dopo le monografie di Lewis Sussman e di Jean Lairweather—sulla biografía di questo insaziabile amateur della declamazione, mettendone in luce i rapporti con il milieu di provenienza e i contatti stabiliti dopo l'arrivo a Roma; la M. illumina quindi il fenómeno delle scuole di retorica e in particolare il nuovo profilo che esse assumono con il passaggio all'età impériale, allorché le esercitazioni divennero non solo «il principale veicolo di trasmissione dei codici di comportamento ritenuti appropriati per i cittadini romani dei ceti superiori», ma anche il «mezzo attraverso il quale quegli stessi co dici culturali venivano messi in discussione», o in ogni casso si aprivano al dibattito ed eventualmente alla contestazione (p. 21). Al tempo stesso, la M. viene chiarendo un obiettivo che resta poi centrale in tutto il saggio: il Rhetorica, Vol. XXVIII, Issue 3, pp. 330—349, ISSN 0734-8584, electronic ISSN 15338541 . ©2010 by The International Society for the History of Rhetoric. All rights re served. Please direct all requests for permission to photocopy or reproduce article content through the University of California Press's Rights and Permissions website, at http://www.ucpressjournals.com/reprintlnfo.asp. DOI: 10.1525/RH.2010.28.3.330. Reviews 331 tentativo di fornire un adeguato inquadramento prosopografico dei retori citati da Seneca, distinguendo in particolare una generazione piú anziana, testimone degli sconvolgimenti legati al crollo della repubblica aristocrática, e una piú giovane, formatasi ormai in piena età augustea e talora attiva ancora sotto Tiberio. Questa indagine conferma come l'antologia senecana nasca dalTassemblaggio di materiali prodotti in sessioni declamatorie anche molto distanti nel tempo, atierenti a retori di generazioni diverse: cosí, gli excerpta conservad nelle suasorio sulla figura di Alessandro risultano scaglionati lungo un periodo di almeno cinquant'anni (p. 53). II secondo capitolo (Le deelamazioui deliberative fra la tarda età repubblicana e il primo pnneipato, pp. 33-50) offre una succinta ricostruzione del processo evolutivo che, a partiré dalle prime scuole di retorica e dall'apparire della più risalente manualistica in materia, all'inizio del I secolo a.C., conduce alla forma che la suasoria assume nell'età di Seneca. Di questo processo si illuminano i precedenti greci e se ne segue lo sviluppo attraverso le testimonianze offerte dalla Rhetorica ad Herennium: qui, in particolare, sono attestate deliberationes—non ancora suasoriae—relative al conflitto romano-cartaginese e ai suoi protagonisti (da Annibale a Scipione Emiliano), ma anche concer nent! la guerra sociale; compare inoltre almeno un esempio di esercitazione sulla figura di Alessandro, che impegnerà poi due delle suasorie senecane. Si discutono poi la testimonianza e la specifica terminología offerte dalle opere retoriche di Cicerone, declamatore in proprio e nel contesto di una sorta di insegnamento privato cui...