Abstract

Reviews 105 Alberto Cavarzere, Gh arcani delioratore: alcuni appunti sull'actio dei Romani. Agones Studi, 2. Roma-Padova: Antenore, 2011,241 pp ISBN 9788884556554. Dopo il foitunato manuale Oratoria a Roma. Storia di mi genero pragmático (Rema: Carecci, 2000), Cavarzere completa il personale excursus sulla retorica latina con un saggie sull'actio, in cui raccoglie e rielabora recenti contributi. II riferimente, nel presenta bene contenuti e finalité di ^ un libre che non vuele essere un'indagine sistemática di tutta la precettistica latina elaborata in materia di actio, ma intende offrire riflessioni, benché waste e approfondite, suggerite dalla lettura di Cicerone (de orat. 3, 213 ss.) e Quintiliano (inst. 11, 3).11 volume è articelato in tre sezioni ('parti') cerrispendenti ad altrettanti nuclei tematici ben definiti: la prima funge da intreduziene all'argemente, fernende al lettore tutte le coordinate necessarie per muoversi con sicurezza nella dettrina sulla 'recitazione'; la seconda e la terza parte vertono, invece, rispettivamente sull'analisi del discorso di Crasse nel terzo libro del De oratore, in cui l'oratore latino è portavoce delle riflessioni di Cicerone, e sullo studio del terzo capitolo dell'undicesimo libro deWlnstitutio oratoria di Quintiliano, in cui il retore da precetti puntuali per una corretta performance oratoria.il capitolo introduttivo (pp. 13-53) enuclea quelli che seno i principi fondamentali su cui poggia la dottrina antica relativa aWactio. Partendo dalla definizione di Cicerone, per cui est enim actio quasi corporis quaedam eioqnentia (orat. 55), l'autore ha modo di precisare: a) l'idea di actio (che comprende "tutti i comportamenti atti a permettere l'esternamento corporeo del discorso", quindi "le posizioni del corpo, i gesti, le espressioni del viso, le inflessioni della voce, la sequenza, il ritmo e la cadenza delle stesse parole"); b) la sua finalità patética (Vactio è animipermotio, arma capace di persuadere l'uditorio suscitando in esso vibranti emozioni); c) la dottrina dei segni: elaborata già da Aristotele, associa affezioni dell'anima da una parte, comportamenti e tratti della voce e/o del volto dall'altra, in un rapporto di corrispondenza causa-effetto; d) la distinzione dell'actio in due o tre elementi costitutivi: modulazione della voce e gestualità e, secondo alcuni retori, espressione del volto. Cavarzere sottolinea anche la natura problemática della dottrma sull' actio, percorsa da molti contrasti interni: il conflitto tra l'idea di oratoria intesa essenzialmente come persuasione logico-razionale, e la pratica di un discorso emozionale, corredato di recitazione e tróvate eclatanti, che domina sul pubblico conducendolo all'assenso; o il contrasto tra natura e ars, con la conseguente difficoltà di disciplinare mediante una rígida precettistica un fenómeno che sembra poggiare molto sul talento naturale dell'oratore; o ancora lopposizione, nota ad Aristotele (rhet. 3,12), tra il discorso scritto, ri­ goroso e preciso, perciô adatto alia lettura, e il discorso orale, ricco di elementi patetici e 'teatrali', perciô adatto alia recitazione. Inoltre, l'autore fornisce le informazioni piú importanti per capire la nascita e lo sviluppo della dottrina retorica deli'actio da Aristotele a Cicerone, passando per la necessaria intermediazione di Teofrasto. A tal proposito, Cavarzere ridimensiona l'influsso 106 RHETORICA che Topera di Teofrasto ha avuto sulTelaborazione della teoría dell actio in Cicerone, mettendo in discussione la presunta adesione dell oratore latino al sistema bipartito (vox e gestus) del peripatético. Con il secondo capitolo (pp. 57-81) si entra in medias res con la descrizione delle varie modalità di voce da assumere in funzione delle emozioni che si intendono esprimere, come illustrato da Cicerone in de orat. 3, 213-227. Alia dettagliata esposizione delle tipologie di voce, fa da premessa la discus­ sione di alcuni principi che interessano in generale Tanalisi di Cicerone: il riconosciuto potere performativo della parola; la condivisione delTimpianto aristotélico, almeno per quanto riguarda la finalité patética deïï'actio e la teoría dei segni che ne è premessa; Tesemplificazione, che avviene costantemente attraverso i riferimenti alia drammaturgia, dietro cui Cavarzere individua lucidamente Tesigenza di far appello alia memoria uditiva del lettore, perché possa meglio individuare le caratteristiche vocaliche richieste daïï'actio (memoria uditiva che matura non solo attraverso la frequentazione del teatro, ma soprattutto mediante la pratica scolastica della lettura ad alta...

Journal
Rhetorica
Published
2012-01-01
DOI
10.1353/rht.2012.0042
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