Abstract

446 RHETORICA Francesca Piazza, Linguaggio, persuasione e verità. La retorica nel Novecento , Roma: Carocci, 2004. 193 pp. ISBN 8843032089; La Retorica di Aristotele. Introduzione alia lettura, Roma: Carocci 2008. 184 pp. ISBN 8843046861 Frutto di un lungo percorso di studi, questi due libri costituiscono una coppia perfettamente complementare, particolarmente utile per chi voglia approfondire il rapporto fra le teorie retoriche contemporanee e il modello della retorica antica. L'autrice (d'ora in poi P), docente di Filosofía del linguaggio presso rUniversità di Palermo, si è dedicata ad una duplice impresa. Nel primo libro traccia una rassegna ragionata delle teorie retoriche novecentesche, con l'intento di mettere in discussione la tradizione plurisecolare che, vedendo ben distinte (al limite, opposte) la funzione informativa e quella persuasiva del linguaggio, oppone la persuasione alla verità. Per P. il superamento di questa opposizione puô venire dalla retorica classica, e in particolare da quella aristotélica, a patto che di essa si colga appieno la portata teórica. Ed è proprio a questa ultima finalità che intende assolvere il secondo volume. P. è convinta che la vitalità teórica della Retorica aristotélica scaturisca proprio da un'interpretazione storicamente (filológicamente, diremmo) rigorosa e "orgánica." P. esordisce in Linguaggio, persuasione e verità affermando che la retorica è un "luogo di riflessione filosófica" proprio in virtù del rapporto che si stabilisce fra l'agire lingüístico umano, la verità, e la persuasione (essendo peraltro quest'ultimo un tratto pervasivo dell'agire lingüístico). II primo capitolo del libro (Morte e resurrezione della retorica) da un lato è dedicato al plurisecolare processo di messa in crisi della legittimità della retorica ad avere seriamente a che fare con la razionalità umana, e in primo luogo con il suo valore-guida: la verità; dall'altro, tratta della svolta che, alla fine del XIX secolo, ha portato alla rivalutazione della retorica. P. decide di muoversi—cosí come farà nei tre capitoli seguenti—selettivamente, per "tappe significative." Sintéticamente, ma con efficacia illustrativa, P. rileva come la retorica abbia subito un du­ plice processo di messa in crisi: uno interno, consistente nel suo ridursi a mera dottrina del discorso ornato, al limite estremo delle sole figure retoriche (Genette , con fortunata formula, chiamo questo fenómeno "letteraturizzazione della retorica"); l'altro, esterno, di matrice filosófica, consistente in un at­ teggiamento critico e/o riduttivo verso la retorica: su questo processo P. si concentra. Per 1'epoca classica viene presa in considerazione la polémica an­ tiretorica di Platone, mentre per l'età moderna oggetto della rassegna critica sono Lorenzo Valla, Pietro Ramo, Cartesio, Hobbes, e Locke. Alla fíne di que­ sto percorso P. pone Kant, con la sua perentoria distinzione fra convinzione (oggettiva e universale) e persuasione (soggettiva e individúale), i cui effetti perdurano ancora oggi. Questo atteggiamento critico, pur nella estrema varietá delle prospettive, delle soluzioni e delle strategie (anch'esse retori­ che! Molto interessanti le pagine sulla "retorica dell'antiretorica") messe in atto dai singoli pensatori, appare sostanziato da due presupposti comuni. Reviews 447 Il primo è una concezione autarchica della verità", per cui—al suo massimo grado essa è evidente e captabile solo attraverso buso di una razionalità lucida e priva di interferenze emotive/passionali. Il secondo è la convinzione dell'esistenza, della possibilité o della auspicabilité di un linguaggio neutro, oggettivo, insomma di un grado zero della comunicazione che possa farsi veicolo immediato e diretto della vérité. In queste condizioni la retorica si trova a esser negata o, al limite, ammessa soltanto come strategia comuni­ cativa atta a prestare i mezzi per rendere più allettante una vérité trovata altrove e per altre vie (retorica come ornamento o come psicagogia). La ra­ zionalità moderna, sull'abbrivio di un versante autorevoie della riflessione antica, si pone dunque, in linea generale, come una razionalità antireto­ rica. A questo fuoco di fila seguono la critica, prima romántica ("guerra alia retorica!") e poi positivistica, che nel loro estremo esito lasceranno spazio soltanto alia precettistica delle figure. Soltanto nella seconda meté del XIX secolo, con battenzione idealistica alla créativité lingüistica e la riflessione di Nietzsche, sembra che si possa recuperare la retorica al dominio della più ampia riflessione sui rapporti fra linguaggio...

Journal
Rhetorica
Published
2011-09-01
DOI
10.1353/rht.2011.0008
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