Abstract

202 RHETORICA rhetoric, as I read it, has never closed itself off to the possibilities of scientific knowledge, whatever form such knowledge may take at given periods of history. Gross is right to note the limitations of much scientific discourse when it purports to discuss subjectivity, society, and history. Where he sees those limitations as grounds for rejection of the very project of scientific explanation, others may well see an opportunity for and invitation to more productive interchange between scholars of various sorts, all of whom— humanistic and scientific alike—are both empowered and constrained by the conditions of their own disciplinarity. Thomas Habinek University of Southern California Francesca Santulli, Le parole del potere, il potere delle parole (Milano: Edizioni Franco Angeli, 2005), 186 pp. II connubio tra parola e potere ha, com'é ben noto, origini molto remóte. Giá nell'Atene del V secolo a.C. harte della parola assurse a protagonista assoluta della vita política, ruolo che conserva indiscutibilmente ancora ai nostri giorni. Questa considerazione fa da sfondo al volume di Francesca Santulli, Le parole del potere, il potere delle parole. Titolo emblemático, grazie al gioco chiastico deU'antimetabole che, invertendo la costruzione sintagmática di parole e potere, ne evoca con grande forza proprio la compenetrazione. II volume si dispiega in sei capitoli (Discorsi e política, pp. 11-30; Testi e contesti pp. 31-48; Strumenti e metodi, pp. 49-67; Premesse e retorica preelettorale , pp. 68-101; L'(auto)presentazione dei personaggi pp. 102-32; Argomentazione : la fonte, il rito, il racconto pp. 133-74), in cui procedono in maniera parallela e complementare considerazioni metodologiche e analisi empírica dei testi, e si chiude con una riflessione conclusiva dell'autrice (Una parola dopo, pp. 175-6), seguita da una ricca rassegna bibliográfica, composta da contributi teorici generali di natura linguistico-retorica e da studi specifici sul linguaggio político. Uno studio che abbia come/ocus l'analisi del discorso político necessita di una serie di chiarificazioni preliminari, prima tra tutte la definizione di discorso e, piú specificamente, quella di discorso político. Sull'illustre scia di Emile Benveniste, la studiosa propone la distinzione tra le categorie di storia e discorso, sottolineando di quest'ultimo il carattere personale e l'essenza di pratica sociale. Nel discorso la parola acquista valore performativo, si con­ figura, cioé, come forma di azione nella realtá (pp. 12-13). Ció é tanto piú vero nel caso del discorso político, inteso come discorso che coinvolge la ge­ stione del potere. A questo proposito possiamo ricordare quanto scrivevano P. Fabbri e A. Marcarino nel 1985 (II discorso político, pubblicato in "Carte semiotiche" 1, pp. 9-22): "quello político non é semplicemente un discorso "rappresentativo." Non si puó descriverlo come un insieme di enunciad in Reviews 203 relazione cognitiva con il reale ma va caratterizzato come un discorso in campo, destinato a chiamare e a rispondere, a dissuadere e a convincere; un discorso d uomini per trasformare uomini e relazioni fra uomini, non solo medium per ri-produrre il reale." Il dominio del discorso politico sembra tuttavia rimanere nell'incertezza. Talvolta esso assume un'estensione massima al punto da identificarsi con Tuso stesso del linguaggio e con il rischio di perdere le peculiarità che lo distinguono dalle altre tipologie di discorso. Se s'intende la política come dramma rappresentato da e a pubblici diversi in contesti sociali molto differenziati" (G. Fedel citato a p. 16), bisogna concludere che "il discorso politico, più che essere pensato come genere compatto, deve essere considé­ rate come una costellazione di generi (o "sotto-generi"), che comprendono forme e situazioni molto diverse in cui si esplica l'attività política" (p. 21). Secondo la Santulli, individuazione e classificazione delle sue forme specifiche possono e devono avvenire, in sintesi, sulla base dei seguenti parametri: l'ambientazione (setting) in contesti istituzionali o istituzionalizzati in cui agiscono in primo luogo personaggi politic! e con finalité decisamente politiche; il ruolo dei partecipanti e la posizione reciproca di emitiente e destinatario in cui il primo ha per obiettivo la convinzione del secondo. In questo panorama un'ulteriore complicazione ha origine con l'avvento di un "terzo attore," il...

Journal
Rhetorica
Published
2008-03-01
DOI
10.1353/rht.2008.0019
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