Alberto Camerotto
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Memoria e ohlio della guerra civile: strategie giudiziarie e racconto del passato in Lisia di Dino Piovan ↗
Abstract
Reviews 339 He shows the omnipresence of the antilogic of Protagoras in the essays— instability, uncertainty, relativity yield a multiplicity of possibilities. Fortune, or Kairos, dictates the answers. MacPhail deserves great praise for the strength and originality of his arguments, but perhaps some blame as well for a few weaknesses in his study. The book is far too short. In addition to the neglect of the discipline of rhetoric mentioned above, treatment of the relation of antilogic—the hallmark of sophistry—to the practice of classical dialectic is missing, a subject Aristotle treated at length in the Topics. Such a discussion in the first part of the book would have enriched treatment of the principle of non-contradiction and that of the decay of dialectic in the second half. Finally, translations should have been routinely provided for non English quotations. The practice varies. Greek quotations are never translated; Latin often, but not always. Since the author at times points out the centrality of a quotation to his argument, consistently expressing it in English would have secured the point for a wider audience. Despite these caveats, MacPhail has made a significant contribution to classical, neo-Latin and Renaissance studies. Whether he has also shown that the sophists did ultimately effect a relativist revolution among renaissance humanists, as he has argued, may be a subject worthy of future debate, dialogue, or irresolution. Jean Dietz Moss The Catholic University ofAmerica Dino Piovan, Memoria e ohlio della guerra civile: strategie giudiziarie e racconto del passato in Lisia. Studi e testi di storia antica, 19. Pisa: Edizioni ETS, 2011. Pp. 356. ISBN 9788846728258. 22.00 (pb). A partiré dalle parole chiave del titolo, il libro di D.P. illustra attraverso l'oratoria di Lisia le tensioni tra memoria collettiva e coinvolgimento degli individui nelle vicende drammatiche dell'Atene del biennio 405-03, dalla sconfitta finale di Egospotami, alia resa e alTinstaurazione del regime dei Trenta e poi alia sua caduta: anni di sventure, symphorai che divengono pa radigma per Timmaginario collettivo e che nel tempo della restaurazione democrática sono da superare attraverso una complessa elaborazione della memoria e deli'oblio: in particolare a confronto col principio del me mnesikakein in funzione della convivenza civile nella ricostituita unitá della polis ateniese, con tutte le difficoltá che ció necessariamente dovette comportare da una parte e dalTaltra tra democratici e oligarchici. Se gli eventi furono problematici, cosí fu il loro peso nella coscienza collettiva. D.P. analizza in dettaglio fatti e memoria cívica attraverso una acuta indagine delle orazioni lisiane che richiamano gli eventi di questo periodo negli anni immediatamente successivi (in particolare le orazioni 12,13, 25, alie quali sono dedicati 340 RHETORICA i primi tre capitoli, ma anche Lys. 31, 16, 26, 30, 18 e 2, che sono discusse più sintéticamente nel quarto capitolo). Ampio è il confronto delle diverse fonti a disposizione, in particolare Senofonte, la Athenaion politeia, Isocrate, Diodoro, le testimonianze epigrafiche, etc., e approfondita è la discussione sulla vasta bibliografía, dai problemi di datazione alie questioni testuali che hanno rilevanza per le questioni trattate (vd. pp. 313-43): il volume si avvale della nuova edizione lisiana di Ch. Carey e del nuovo commento di S. Todd (Oxford 2007). Dell'analisi di D.P. si possono fare qui due esempi relativi alla ricostruzione lisiana, per certi versi contraddittoria, tratti dalle orazioni forensi, e un terzo esempio dalEEpitafio, per il diverso contesto e la sua funzione pubblica. L'orazione Contro Eratostene (Lys. 12), discussa nel cap. 1, è costruita dal punto di vista ideológico come un diretto atto di accusa contro il governo dei Trenta (e in particolare contro uno dei suoi rappresentanti), con una prospettiva certo più ampia rispetto all'uccisione del fratello Polemarco: Li sia vi formula la tesi della 'cospirazione oligarchica' che ha condotto Atene alla rovina e ai lutti della guerra civile, un vero e proprio tradimento nei confront! della polis. Una demonizzazione utile, o meglio necessaria per il contesto e per gli obiettivi. Particolare rilievo per il problema della memoria riveste Pinsistenza di Lisia sulla kakia di Teramene e sul suo trasformismo. Le fonti successive muteranno orientamento, ma in Lisia, quando gli eventi sono ancora vicini, non v...
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Abstract
Reviews La potenza della patota. Destmatan, fimziotii, bersagli, Atti del convogno di studi (Siena, 7-8 maggio 2002), a cura di S. Beta, (Fiesole: Edizioni Cadmo, 2004), 179 pp. La potenza della parola è un agile volume, sesto tra i Quadernidel ramo d'oro, ed è il frutto di uno dei convegni organizzati dal Centro Interdipartimentale di Studi Antropologici sulla Cultura Antica dell'Università di Siena, che per istituzione coniuga discipline e approcci scientifici diversi per lo studio del Mondo Antico. Il tema è—come indica il titolo—quelle della parola efficace e dei suoi funzionarnenti sulle tracce in particolare delle teorie sugli speech acts del filosofo del linguaggio J. L. Austin (How to Do Things with Words, Oxford 1962) e dei più recenti sx iluppi dell'antropologia del linguaggio. I contributi spaziano dall'epica omerica al profetismo africano e aile odierne campagne elettorali americane. Ma alla diversité di culture e di approcci corrisponde una notevole interazione tra gli studiosi, che ha trovato la sua gestazione prima e durante il convegno, e poi ancora nella fase di redazione del volume (tra le moite indicazioni v. pp. 15 n. 1, 133-35, 149 n. 1). In particolare rappresenta un punto di convergenza di interessi e di prospettive di analisi per tutti gli autori (v. p. es. alie pp. 43s., 101s., 104 n. 8, 117, 130s., 136) l'intervento dal titolo II fare del linguaggio di Alessandro Duranti, che è posto a sigillo del volume (pp. 149-66). Infatti si tratta di un approccio per eccellenza interdisciplinare, quello proprio dell'antropologia lingüistica, che studia il linguaggio come prassi, divertiré, potenzialità e azione sociale (v. A. Duranti, Antropología del linguaggio, Roma 2000, p. 30). L'oratoria samoana, che è stata l'oggetto di numerosi studi da parte dell'A., costituisce il primo spunto per una verifica sul dire comefare: quando in un consiglio di villaggio si passa dalla celebrazione del passato alia discussione politico-giudiziaria, si puo osservare come la transizione sia marcata dalla formula tatou talatalanoa 'parliamo(ne) insieme', la quale indica una forte corrispondenza tra parola e azione. Per i Samoani il verbofai vale sia 'dire' che 'fare', cosí viga ha il valore sia di 'significato' che di 'azione'. Parole diverse—se ne deduce—rendono possibili mondi diversi. Salle tracce di Austin il dire come fare deve essere concettualizzato nella prospettiva del contesto e degli interlocutori piuttosto che in quella delle intenzioni (il cui ruolo è stato sottolineato invece da J. R. Searle e da H. P. Grice, cf. Durand Rhetorica, Vol. XXIV, Issue 2, pp. 217-232, ISSN 0734-8584, electronic ISSN 15338541 . U2006 by The International Society for the History of Rhetoric. All rights re served. Please direct all requests for permission to photocopy or reproduce article content through the University of California Press's Rights and Permissions website, at www.ucpress.edu/journals/rights.htm. 218 RHETORICA 2000, pp. 206-11). Il significato di un enunciato è il prodotto di un'interazione ed è proiettato verso gli effetti che esso produce. L'A. presenta poi una seconda prospettiva d'indagine sul linguaggio come costruzione del Sé nel rapporto con gli interlocutori. L'esempio proposto è relativo al discorso politico, in quanto parola che per eccellenza viene agita in pubblico. Per il candidato delle elezioni americane Walter Capps la potenza del racconto diviene azione, la narrativité è utilizzata di fronte agli elettori per creare una persona, un Sé politico nelPinterazione tra l'enunciato e gli interlocutori, anche al di là delle stesse intenzioni del locutore. È quello che avviene a Odisseo tra i Feaci—come possiamo osservare dalla nostra pro spettiva épica—, quando attraverso la narrazione ritorna a essere un eroe, anzi è proprio attraverso il suo stesso racconto che diviene l'eroe del nostos, prima ancora che attraverso i1 canto degli aedi. Un'ultima valutazione riguarda l'agentività (agency), di cui PA. propone una definizione: è «la propriété di quegli enti che (i) hanno un certo grado di controllo sulle loro azioni, (ii) le cui azioni hanno un effetto su altri enti (e a volte su se stessi), e (iii) le cui azioni sono oggetto di valutazione» (cf. A. Duranti, Performance and Encoding ofAgency in Historical-Natural Languages, in SALSA Proceedings, vol. 9, eds. K. Henning, N. Netherton...