Cecil W. Wooten
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Abstract
Nessuna classificazione, sia antica sia moderna, porta alla luce in modo adeguato la varietà di domande che Demostene utilizza nelle sue Filippiche. Lo scopo di questo lavoro è di esaminare l'analisi dell'utilizzazione delle domande nell'eloquenza greca e di elaborare una nuova classificazione che si basa sul lavoro dei retori antichi e studiosi moderni, ma mette in evidenza la diversità della prassi di Demostene e chiara come i diversi tipi di domande che egli usa nei suoi discorsi spesso riflettono l'approccio di tutto il discorso.
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Abstract
Nessuna classificazione, sia antica sia moderna, porta alla luce in modo adeguato la varietà di domande che Demostene utilizza nelle sue Filippiche. Lo scopo di questo lavoro è di esaminare l’analisi dell’utilizzazione delle domande nell’eloquenza greca e di elaborare una nuova classificazione che si basa sul lavoro dei retori antichi e studiosi moderni, ma mette in evidenza la diversità della p rassi di Demostene e chiara come i diversi tipi di domande che egli usa nei suoi discorsi spesso riflettono l’approccio di tutto il discorso.
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Abstract
Cicero and Quintilian were critics of oratory who knew Greek well. They both have much to say about Demosthenes and are important figures in the history of Demosthenic scholarship. Cicero discusses Demosthenes mainly in the <i>Orator</i>, which he wrote primarily as an answer to the Atticists and as a defence of his own oratory. His comments, therefore, tend to be tendentious and to reflect Ciceronian practice more than that of Demosthenes. Quintilian, on the other hand, who was a critic rather than a practicing orator and who does not have an “axe to grind,” makes many perceptive comments about Demosthenic oratory.