Sergio Audano

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  1. Review: Il ricco accusato di tradimento. Gli amici garanti - Declamazioni maggiori 11; 16, by Biagio Santorelli
    Abstract

    Book Review| August 01 2017 Review: Il ricco accusato di tradimento. Gli amici garanti - Declamazioni maggiori 11; 16, by Biagio Santorelli Biagio Santorelli, [ps.-Quintiliano] Il ricco accusato di tradimento. Gli amici garanti - Declamazioni maggiori 11; 16 («Collana di studi umanistici» n. 16), Cassino: Edizioni Università di Cassino, 2014, 348 pp. ISBN 978-88-8317-074-4. Sergio Audano Sergio Audano Centro di Studi sulla Fortuna dell'Antico “Emanuele Narducci” – Sestri Levante Search for other works by this author on: This Site PubMed Google Scholar Rhetorica (2017) 35 (3): 366–368. https://doi.org/10.1525/rh.2017.35.3.366 Views Icon Views Article contents Figures & tables Video Audio Supplementary Data Peer Review Share Icon Share Facebook Twitter LinkedIn MailTo Tools Icon Tools Cite Icon Cite Search Site Citation Sergio Audano; Review: Il ricco accusato di tradimento. Gli amici garanti - Declamazioni maggiori 11; 16, by Biagio Santorelli. Rhetorica 1 August 2017; 35 (3): 366–368. doi: https://doi.org/10.1525/rh.2017.35.3.366 Download citation file: Ris (Zotero) Reference Manager EasyBib Bookends Mendeley Papers EndNote RefWorks BibTex toolbar search Search Dropdown Menu toolbar search search input Search input auto suggest filter your search All ContentRhetorica Search This content is only available via PDF. © 2017 by The International Society for the History of Rhetoric. All rights reserved. Please direct all requests for permission to photocopy or reproduce article content through the University of California Press's Reprints and Permissions web page, http://www.ucpress.edu/journals.php?p=reprints.2017 Article PDF first page preview Close Modal You do not currently have access to this content.

    doi:10.1525/rh.2017.35.3.366
  2. Il ricco accusato di tradimento. Gli amici garanti - Declamazioni maggiori 11; 16 di Biagio Santorelli
    Abstract

    Reviews Biagio Santorelli, [ps.-Quintiliano] Il ricco accusato di tradimento. Gli amici garanti - Declamazioni maggiori 11; 16 («Collana di studi umanistici » n. 16), Cassino: Edizioni Université di Cassino, 2014, 348 pp. ISBN 978-88-8317-074-4. Le Declamationes maiores attribute a Quintiliano sono, ormai da un quindicennio , oggetto di studio da parte di un agguerrito gruppo di ricerca, sagacemente coordinate da Antonio Stramaglia delTUniversità di Cassino. Agli undici testi già pubblicati si aggiunge ora l'edizione dei due discorsi più brevi della silloge, I'll (dal titolo Dives accusatus proditionis) e il 16 (gli Amici vades), a cura di Biagio Santorelli, il quale aveva già dedicate in particolare alia Declamazione 16, assai spinosa anche sotte l'aspetto testuale (l'elemento più vis­ toso è la brusca interruzione a 11,4, comune a tutta la tradizione manoscritta), un paio di lavori preparatori: Il tiranno e il corpus vicarium nella XVI Declamazione Maggiore pseudoquintilianea, «MD» 69, 2012, pp. 119-144 e Note critiche ed esegetiche a Ps.-Quintiliano, Declamazioni maggiori 16, «Prometheus» 23, 2013, pp. 227-236. Sono entrambi testi sofisticati, che sarebbe riduttivo inquadrare in via esclusiva corne prodotti scolastici; al contrario, conservano memoria signifi­ cativa di una lunga tradizione retorica e giuridica, che si interroga sui limiti estremi dei fondamenti sociali ed etici della società romana, dal rapporto spesso ostico tra poveri e ricchi, che in questo caso si traduce in una vera e propria calumnia di tradimento avanzata a danno del ricco nella Declamazione 11 (con la conseguenza che il popote ne lapidó i figli; ritornato vincitore dalla guerra, il ricco richiede il medesimo trattamento per i figli del povero che 1o aveva calunniato, ma quest'ultimo offre in cambio se stesso), alia scelta dolorosa tra la salvaguardia del vincolo deWamicitia nei confronti di un amico trattenuto come prigioniero e il rispetto della pietas verso l'anziana madre cieca (la quale richiede anche l'intervento della legge per impediré la partenza del figlio, necessario al proprio sostentamento , anche a scapito della garanzia del ritomo dall'amico ancora imprigionato ), che caratterizza invece la Declamazione 16. Santorelli, sia nelle Introduzioni ai due testi (rispettivamente alie pp. 15-45 per la Declamazione 11 e alie pp. 175-206 per la Declamazione 16) sia nelle ricche e puntuali Note di commento (pp. 71-168 per il primo testo, pp. 229-313 per il secondo), ricostruisce il retroterra culturale di entrambe le declamazioni. Rhetorica,Vol. XXXV, Issue 3, pp. 366-372. ISSN: 0734-8584, electronic ISSN: 1533-8541.© 2017 by The International Society for the History of Rhetoric. All rights reserved. Please direct all requests for permission to photocopy or reproduce article content through the University of California Press's Reprints and Permissions web page, http://www.ucpress. edu/journals.php?p=reprints. DOI: https://doi.Org/10.1525/rh.2017.35.3.3b6. Reviews 367 Nel caso del primo testo, lo studioso si sofferma sulla valenza giuridica dei due poli intomo ai quali ruota la vicenda, la proditio e, come visto, la calumnia, tracciando una discussione delle varie formulazioni di questi reati nel sistema giu- íidico e processuale romano. Per quanto riguarda, invece, la Declamazione 16, Santorelli individua la fitta trama di relazioni letterarie che intessono la vicenda: il motivo romanzesco del viaggio avventuroso in terre lontane; l'incontro con un tiranno che vuole non solo saggiare le reazioni psicologiche dei protagonista ma anche vagliare l'essenza dello stesso legame ào\\'amicitia come autentico valore etico; la gara di fedelté tra amici, in mezzo a difficolté di ogni genere, anche quelle generate dalla stessa figura materna. Lo studioso individua in filigrana la ripresa, con alcuni adattamenti, del ben noto exemplurn di Damone e Finzia, che gode di una certa diffusione nella tradizione retorica greco-romana (alie pp. 185-187, si evidenzia in modo particolare il ruolo centrale délia rielaborazione di Valerio Massimo, la cui opera, non a caso, è «destinata in primo luogo all'uso dei declamatori», come si precisa a p. 185). Pertinente Buona è l'analisi dello specifico retorico dei due testi, cui sono rispettivamente dedicate le pp. 33-38 e le pp. 197-202, finalizzato a indirizzare Pinterpretazione normativa da parte dei giudici nella prospettiva piú favorevole a chi sta parlando...

    doi:10.1353/rht.2017.0011
  3. Per via d’annotationi. Le glosse inedite di Alessandro Piccolomini all’ Ars Poetica di Orazio di Eugenio Refini
    Abstract

    118 RHETORICA Finally, all four of the above scholars agree that the United States en­ tertained a golden age of republican deliberation, eclipsed by some nondemocratic darkness. The corrupting culprit has many faces—prophetic oratory, patriotic veneration, ironic citizenship, enemyship—and the glo­ rious democratic days stretch across many, often contradictory, periods before 1789 (Engels), after 1789 (Mercieca), before 1810 (Eastman), after 1810 (Gustafson). Despite disagreements about why or when democracy fell, the aftermath is always the same, the narrative always romantic-tragic. If the American Enlightenment has been defined as the Rhetorical En­ lightenment, then scholarship of the era is aptly positioned to engage in a consummately Enlightenment effort: critique. Future scholars can ques­ tion the assumed discursive nature or regional character of the American Enlightenment. They can interrogate the assumption that the American En­ lightenment was primarily realized in public address. And they can press on the continual and inconsistent attempts to locate a golden age of democratic deliberation preceding a tragic collapse. For that reason, despite their many merits, these four books' greatest virtue is their common invitation to critical reception. Mark Garrett Longaker University of Texas at Austin Eugenio Refini, Per via d'annotationi. Le glosse inedite di Alessandro Piccolomini all'Ars Poetica di Orazio («Morgana.» Collana di studi e testi rinascimentali diretta da Lina Bolzoni n. 11), Lucca: Maria Pacini Fazzi Editore, 2009, 246 pp. ISBN 978-88-7246-956-9 Nel panorama di studi sul secondo Cinquecento italiano s'inserisce Tedizione delle inedite Annotationes quaedam super Artem Poeticam Horatii di Alessandro Piccolomini, erudito senese (1508-1579) della cui produzione solo in questi anni si sta compiendo un recupero plenamente scientifico: un primo, concreto esempio è dato proprio da questo volume, ottimamente curato da Eugenio Refini che qui sviluppa la sua dissertazione di laurea, discussa a Pisa nel 2007. Si tratta di un commento, quello del Piccolomini, che molto probabilmente era pronto per la stampa, ma che rimase inedito forse a causa della morte del suo autore, avvenuta nel 1579. In ogni caso testimonia la lunga frequentazione di Piccolomini con la poesía oraziana, il cui apporto non è stato finora sufficientemente approfondito, dal momento che Tattenzione degli studiosi si è maggiormente concentrata sui contributi aristotelici che Piccolomini iniziô a elaborare negli anni del suo soggiorno a Padova tra il 1538 e il 1542 e che lo accompagnarono anche successivamente (le Annotazioni nel libro della Poetica d'Aristotele pubblicate a Venezia nel 1575, dopo che Reviews 119 tre anni prima ne aveva tradotto il testo, e i tre volumi délia Parafrase alla Retorica aristotélica, usciti tra il 1565 e il 1572). Il volume si articola in cinque densi capitoli che mirano a illustrare il método di lavoro di Piccolomini (a questo tema sono sostanzialmente dedicati i primi due: «Poeta in hoc libro, non philosophus». Methodus e ordo nella glossa proemiale delle Annotationes, pp. 21-31; Commentare Orazio «per via d'annotationi,» pp. 33-48) e a focalizzare le riflessioni che Orazio suggerisce ail umanista senese nell elaborazione teorética sul concetto di poesía e di poética, in stretta dialettica con i contributi aristotelici (su questi argomenti sono centrati i tre successivi capitoli: «Fuit haec sapientia prima.» La poesía nel sistema piccolominiano dei sapen, pp. 49-83; «Non satis est pulchra esse poemata.» Diletto e giovamento nella lettura piccolominiana di Orazio e Aristotele, pp. 85-106; «Sic veris falsa remiscet». Cose e parole tra falso, vero e verisimile, pp. 107-135). Nel primo capitolo, Refini sottolinea corne Piccolomini nel proemio delle Annotationi s'interroghi in mérito alla specifica natura dell'Ârs poética, di cui rivendica la qualifica di testo poético e non filosófico, evidenziandone «il carattere asistematico» (p. 22). Refini, inoltre, ha il mérito di collocare questa riflessione all'interno di un più ampio dibattito sul concetto di methodus, esemplificato da Robortello e, soprattutto, dal De methodis di Giacomo Zabarella del 1578, che lo definisce, secondo le chiare parole dello stesso Refini, corne «il procedimento attraverso il quale da una cosa nota si deduce o inferisce cosa ignota» (p. 24). Come si puô notare, l'attenzione non solo nominalistica che Piccolomini assegna alla natura del testo oraziano, alla...

    doi:10.1353/rht.2013.0033