Abstract

118 RHETORICA Finally, all four of the above scholars agree that the United States en­ tertained a golden age of republican deliberation, eclipsed by some nondemocratic darkness. The corrupting culprit has many faces—prophetic oratory, patriotic veneration, ironic citizenship, enemyship—and the glo­ rious democratic days stretch across many, often contradictory, periods before 1789 (Engels), after 1789 (Mercieca), before 1810 (Eastman), after 1810 (Gustafson). Despite disagreements about why or when democracy fell, the aftermath is always the same, the narrative always romantic-tragic. If the American Enlightenment has been defined as the Rhetorical En­ lightenment, then scholarship of the era is aptly positioned to engage in a consummately Enlightenment effort: critique. Future scholars can ques­ tion the assumed discursive nature or regional character of the American Enlightenment. They can interrogate the assumption that the American En­ lightenment was primarily realized in public address. And they can press on the continual and inconsistent attempts to locate a golden age of democratic deliberation preceding a tragic collapse. For that reason, despite their many merits, these four books' greatest virtue is their common invitation to critical reception. Mark Garrett Longaker University of Texas at Austin Eugenio Refini, Per via d'annotationi. Le glosse inedite di Alessandro Piccolomini all'Ars Poetica di Orazio («Morgana.» Collana di studi e testi rinascimentali diretta da Lina Bolzoni n. 11), Lucca: Maria Pacini Fazzi Editore, 2009, 246 pp. ISBN 978-88-7246-956-9 Nel panorama di studi sul secondo Cinquecento italiano s'inserisce Tedizione delle inedite Annotationes quaedam super Artem Poeticam Horatii di Alessandro Piccolomini, erudito senese (1508-1579) della cui produzione solo in questi anni si sta compiendo un recupero plenamente scientifico: un primo, concreto esempio è dato proprio da questo volume, ottimamente curato da Eugenio Refini che qui sviluppa la sua dissertazione di laurea, discussa a Pisa nel 2007. Si tratta di un commento, quello del Piccolomini, che molto probabilmente era pronto per la stampa, ma che rimase inedito forse a causa della morte del suo autore, avvenuta nel 1579. In ogni caso testimonia la lunga frequentazione di Piccolomini con la poesía oraziana, il cui apporto non è stato finora sufficientemente approfondito, dal momento che Tattenzione degli studiosi si è maggiormente concentrata sui contributi aristotelici che Piccolomini iniziô a elaborare negli anni del suo soggiorno a Padova tra il 1538 e il 1542 e che lo accompagnarono anche successivamente (le Annotazioni nel libro della Poetica d'Aristotele pubblicate a Venezia nel 1575, dopo che Reviews 119 tre anni prima ne aveva tradotto il testo, e i tre volumi délia Parafrase alla Retorica aristotélica, usciti tra il 1565 e il 1572). Il volume si articola in cinque densi capitoli che mirano a illustrare il método di lavoro di Piccolomini (a questo tema sono sostanzialmente dedicati i primi due: «Poeta in hoc libro, non philosophus». Methodus e ordo nella glossa proemiale delle Annotationes, pp. 21-31; Commentare Orazio «per via d'annotationi,» pp. 33-48) e a focalizzare le riflessioni che Orazio suggerisce ail umanista senese nell elaborazione teorética sul concetto di poesía e di poética, in stretta dialettica con i contributi aristotelici (su questi argomenti sono centrati i tre successivi capitoli: «Fuit haec sapientia prima.» La poesía nel sistema piccolominiano dei sapen, pp. 49-83; «Non satis est pulchra esse poemata.» Diletto e giovamento nella lettura piccolominiana di Orazio e Aristotele, pp. 85-106; «Sic veris falsa remiscet». Cose e parole tra falso, vero e verisimile, pp. 107-135). Nel primo capitolo, Refini sottolinea corne Piccolomini nel proemio delle Annotationi s'interroghi in mérito alla specifica natura dell'Ârs poética, di cui rivendica la qualifica di testo poético e non filosófico, evidenziandone «il carattere asistematico» (p. 22). Refini, inoltre, ha il mérito di collocare questa riflessione all'interno di un più ampio dibattito sul concetto di methodus, esemplificato da Robortello e, soprattutto, dal De methodis di Giacomo Zabarella del 1578, che lo definisce, secondo le chiare parole dello stesso Refini, corne «il procedimento attraverso il quale da una cosa nota si deduce o inferisce cosa ignota» (p. 24). Come si puô notare, l'attenzione non solo nominalistica che Piccolomini assegna alla natura del testo oraziano, alla...

Journal
Rhetorica
Published
2013-01-01
DOI
10.1353/rht.2013.0033
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