Luigi Spina
11 articles-
Abstract
Abstract: This paper starts from the relationship between the Universities of Strasbourg and Naples, based on the friendship between Laurent Pernot and the author of the paper, both members of the International Society for the History of Rhetoric. In this field of research, Pernot’s La rhétorique de l’éloge is a precious and seminal work. The rhetorical praise often involves the audience as object of the praise itself, with remarkable differences in the political experience.
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Abstract
Reviews 213 concerned primarily with prescriptive correctness. He traces pedagogies that have used these ideas at various times in western schools, but his biggest con tribution is examining theories that challenge this paradigm. For example, feminist stylistics, he contends, challenges the rules of convention. Pointing to the works of Cixous and Kristeva, Ray shows that textual structure and organization should be challenged as points of gendering stylistic choice. The last two chapters are on researching style and teaching style. Ray's chapter on researching style shows that there are still major gaps in the research; for instance, he notes that there have been no ethnographic studies on writing styles to date. Additionally, he describes the use of quantitative methods used to describe style, and data mining to describe stylistic featu res of writing. Beyond this, there are opportunities for research in rhetorical analysis, stylistics, and discourse analysis. The concluding chapter argues for better teaching strategies in the classroom. The fear is that teaching style will not liberate a curriculum but rather enslave it to prescriptive grammar study. Ray assuages these fears with suggestions for incorporating style in the classroom to develop writing, including ways in which classical rhetoric informs writing instruction in current theory. He invites interdisciplinary work in the classroom to discuss style from the perspective of various dis course communities enabling students to see diverse approaches to compo sition. Ray ends the chapter on a hopeful note: "For those teachers who adopt them, these guiding principles bring style out of the shadows of col lege writing classes, helping to improve students' writing while also per haps increasing their satisfaction in producing academic texts required for their success" (p. 219). A significant issue with Ray's book is that it does not quite live up to its lofty claim that "an in-depth, historical, and theoretical understanding of style helps teachers make writing more satisfying and relevant to stu dents" (p. 5). This may be true, but the topic is immense, and this is a rather slim volume. At best, Style is, as the title suggests, an introduction. The chapters do establish a framework for style, but they are not genuinely indepth discussions. However, Brian Ray's Style is an invitation for scholars to fill in those gaps, and I believe this book paves the way helpfully for future research. Robert L. Lively Arizona State University A. Pennacini, Discorsi eloquenti da Ulisse a Obama e oltre, Seconda edizione riveduta e corretta, Alessandria: Edizioni dell Orso, 2017 (I ed., 2015), 592 pp. ISBN 9788862746090. Adriano Pennacini é stato uno dei precursori, nell'universitá italiana, del tentativo di intrecciare lo studio delTantica técnica retorica con gli studi classici e con le nuove discipline della comumcazione. Presidente della 214 RHETORICA International Society for the History of Rhetoric dal 1991 al 1993, ha affidato a un corposo volume un 'eloquente' saggio del suo método di analisi della comunicazione persuasiva, che spazia dalla prima 'retorica' omerica fino a quella del (penúltimo) Presidente degli Stati Uniti d'America e comprende nell'oltre del titolo un esempio della origínale eloquenza di Jorge Bergoglio, papa Francesco. Raccolte di discorsi non mancano nelle biblioteche degli studiosi di retorica. Attingendo alia rinfusa in quella personale (assolutamente parziale e selettiva), posso ricordare: F. Sallustio, Belle parole. I grandi discorsi della storia dalla Bibbia a Paperino, Milano: Bompiani 2004 (anche in questo caso, una diacronicitá quasi esaustiva); G. Pedullá (cur.), Parole al potere. Discorsi politici italiani, Milano: Rizzoli, 2011; C. Ellis, S. Drury Smith (eds.), Say it Plain. A Century of Great African American Speeches, New York-London: The New Press, 2005; C.M. Copeland, Farewell Goodspeed. The Greatest Eulogies of Our Time, New York: Harmony Books, 2003; C. Knorowski (ed.), Gettysburg Replies. The World Respond to Abraham Lincoln's Gettysburg Address, Guilford, Connecticut: Rowman & Littlefield, 2015. Raccolte importanti (e ne ho elencate davvero pochissime fra le tante circolanti nelle varié parti del mondo), che offrono testi accompagnati spesso da riflessioni e inquadramenti generali, ma che difficilmente si prefiggono e realizzano lo scopo che ha avuto in mente Pennacini nel raccogliere discorsi anti chi e moderni accompagnati ciascuno da prove di analisi: quello, cioé, di«mostrare la durata...
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Abstract
Il rapporto tra retorica e religione può essere analizzato dal punto di vista di un denominator comune: l’aspetto comunicativo. Si possono identificare diverse direzioni della comunicazione religiosa, tendenzialmente persuasiva: da dio a uomo, da uomo a dio, da uomo ad uomo. Le diverse forme possono essere esemplificate attraverso il ricorso a testi che vanno dal Vecchio Testamente fino alla letteratura contemporanea.
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Abstract
332 RHETORICA Adriano Pennacini, Forme del pensiero. Studi di retorica classica, a cura di Edoardo Bona e Gian Franco Gianotti (Alessandria: Edizioni dell'Orso, 2002), 449 pp.«The advent of Christianism in the form of Catholicism, the victory of St. Ambrosius against Symmachus in the battle for the liberty and preservation of paganism and the position of State religion that Christianism acquired in the same years, transformed the status of the Roman citizen by introduc ing a basic requirement consisting of being Catholic. Since the fall of the Western Roman Empire until the French and American revolutions, religion remained a decisive element for citizenship. Before the Reformation, only Catholic religion; after the Reformation, cuius regio eius religio. A perverted and perverse use of the locus of quality, completed by the locus of uniqueness and reinforced by the locus of authority, with the premise, often implicit, that Catholic religion is the only true religion, offered the basis for an abnormal developing of ethnic and cultural differences derived and founded upon re ligions». Con queste parole, appassionate e amare, si chiude (p. 445) Tultimo saggio contenuto nella raccolta di scritti di Adriano Pennacini, raccolta con la quale i colleghi editori, Gian Franco Gianotti e Edoardo Bona, hanno voluto testimoniare Paffetto ed in qualche modo il dispiacere, ovviamente non solo personale, in occasione delle dimissioni (anticipate) di Pennacini dal servizio attivo di professore nell'universita di Torino (cfr. Prefazione di G.F. Gianotti, Retorica classica e scienzc della eomunicazione, pp. V-IX). Il saggio di cui ho citato la conclusione, Arguments about ethnical and cultural differences in ancient and modern oratory costituiva I'opening address al Symposium on rhetoric: persuasion and power, tenutosi a Cape Town dall'll al 13 luglio 1994. Adriano Pennacini aveva appena portato a termine il biennio di presidenza (1991-1993) della International Societv for the Historv of Rheto ric. La raccolta di saggi costituisce, in realta solo una piccola parte del contributo culturale e civile di Pennacini, fatto non solo di studi, ma anche di pratiche, di innovazioni didattiche, di idee generose per svecchiare l'impostazione tradizionale degli studi di antichistica. La bibliografia di Pen nacini (pp. XI-XVI), d'altra parte, offre l'eloquente riprova di un'attivita che va dall'organizzazione di convegni e volumi sulla retorica, tra antico e modemo , alia recente traduzione italiana, con testo a fronte, note e aggiornamenti , della Institutio oratoria di Quintiliano, per i tipi di Finaudi, coordinata da Pennacini con numerosi, validi collaborator! (cfr. la recensione di G.B. Conte in «Rhetorica» 22, 2004, pp. 297-300). Il volume Forme del pensiero raccoglie 25 saggi, apparsi tra il 1955 (Cercida e il secondo cinismo, pp. 3-22) e il 1998 (il saggio citato all'inizio, apparso in Studi di retorica oggi in Italia 1997, Bologna 1998), che rappresentano la parte piu consistente degli studi—come suggerisce il sottotitolo del volume—di retorica classica. La dizione 'retorica classica' si offre in realta ad un'interpretazione estensiva. Essa comprende, infatti, sia la teoria e i suoi tecnografi (Cicerone e Quintiliano in primo luogo, ma anche Frontone, accanto all'utilissimo L'arte della parola pp. 345-388, una breve storia della retorica romana), che la rhetorica utens, per cost dire (autori Reviews 333 e generi délia produzione culturale greca e latina: Lucilio, Persio e la satira; Tibullo e l'elegia; il romanzo latino, 1 epistolografia; Bione di Boristene tra retorica e filosofía; Vitruvio tra retorica e scienza). Ma non tralascia, d'altra parte, né 1 analisi particolare délia strumentazione técnica propria délia reto rica, in senso direi trasversale (il locus amoenus; figure di pensiero nell'oratoria di Catone Maggiore; strutture retoriche nelle biografié svetoniane; il paté tico nella narrazione virgiliana del mito di Orfeo e Puso dell'apostrofe nel discorso di Didone del IV libro delPEnéide), né alcuni problemi di definizione a proposito dei testi antichi, e qui la retorica diviene strumento di comprensione délia fattura di un testo e, per converso, délia sua tradizione in età moderna, anche attraverso il ricorso alla nuova tecnología elettronica (pensó, in particolare, ai contributi Le fragment comme enchatillon, pp. 73-77; Analyse structurale et recherche computationelle, pp...
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Review of Rhétorique et rationalité. Essai sur l'émergence de la critique et de la persuasion by Emmanuelle Danblon ↗
Abstract
REVIEW
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Rhétorique et rationalité. Essai sur l’émergence de la critique et de la persuasion par Emmanuelle Danblon ↗
Abstract
Reviews 111 Januar 385 anlaBlich der Konsulatsubernahme durch Bauto in Anwesenheit des jungen Kaisers Valentinian II. verlas. Verfehlt ist die Ubersetzung der Stelle: "Ich konnte sicher sein, daB die Zuhorer meine Liigen guthieBen, auch wenn sie die Wahrheit kannten" (S. 304); statt: "[...] als ich mich anschickte, eine Lobrede aufden Kaiser zu halten, in der ich viele Liigen vortrug und mir so die Gunst derer, die Bescheid wuBten, verschaffte". - Wie unbekiimmert - abgesehen vom Ubersetzungstechnischen - A. mit den Texten umgeht, mag abschlieBend das Beispiel Thuk. 2,65 (S. 282) zeigen: A. zitiert zunachst Thuk. 2,65,9, erklart dann: "Und er [sc. Thukvdides] fahrt fort"; doch als angeblichen Folgetext bringt A. Thuk. 2,65,8, einen Abschnitt, der in Wahrheit voransteht. In der Einfiihrung erklart A. selbstgefallig: "Und wenn jemand meint, das beste an dem Buch seien die Zitate, dann freut mich das fiir sie" (S. 13). In der Tat reiht das Buch Seite um Seite Zitat an Zitat in solcher Dichte, daB die Zitatenmontage weithin zur bestimmenden Darstellungsform wird. Ja, mitunter mochte man A. zurufen: e/zc, iam satis est!, wenn sich der Gartenspaziergang in einem Zitatengestriipp zu verlieren droht. Schlimmer als dies ist indes, daB die Ubersetzungen in einem geradezu skandaldsen Umfang fehlerhaft gefertigt sind. Dies fallt - zusammen mit den zahlreichen sachlichen Schnitzern - umso mehr ins Gewicht, als das Buch offensichtlich, wie auch der Verzicht auf das dienstbare Heer der FuBnoten und auf die Auseinandersetzung mit anderen wissenschaftlichen Positionen zeigt, sich an ein breiteres, weniger fachspezifisches Publikum wendet; ihm gegeniiber aber steht die Fachwissenschaft in einer besonderen Verantwortung. Gerade mit Blick auf diesen Adressatenkreis sei auch noch darauf hingewiesen, daB im Verzeichnis der Ubersetzungen (S. 316f.) der Hinweis auf die Ubertragungen von mehreren Autoren und Werken, aus denen A. zitiert (z.B. Augusti nus, Confessiones, De doctrina Christiana; Livius; Ps. Xenophon, Verfassung von Athen; Thukydides), fehlt. Im Vorwort zur deutschen Ausgabe gibt A. seiner Einschatzung Ausdruck , daB "[sein] Buch auch fiir die deutschen Leser seinen Nutzen haben [werde]"; dies darf angesichts der Qualitat des Werkes zu Recht bezweifelt werden. Dieter Lau Universitat Essen Emmanuelle Danblon, Rhétorique et rationalité. Essai sur l'émergence de la critique et de la persuasion, Préface de M. Dominicy (Bruxelles: Editions de l'Université de Bruxelles, 2002), 276 pp. Il volume di Emmanuelle Danblon (d'ora in poi D.) entra a pieno titolo nel mainstream di studi che, dalla metà degli anni '50 del secolo scorso, si prefiggono di recuperare e valorizzare la struttura e le radici razionali e 112 RHETORICA logiche della retorica, riconnettendo l'insegnamento aristotélico con moderni modelli socio-cognitivi. Dopo una breve introduzione (pp. 3-5), preceduta dalla prefazione di Marc Dominicy (pp. VII-XII), lo studio si articola in tre capitoli, i cui titoli costituiscono, per cosí dire, una progressione sillogistica di grande chiarezza: I) Raisonnement et rationalité (pp. 7-56); II) La rationalité de la Rhétorique (pp. 57151 ); III) Un modèle naturaliste de la raison rhétorique (pp. 153-232). Conclusion (pp. 233-238), Bibliographie (pp. 239-253), Index des noms propres e Index des notions costituiscono l'appropriata strumentazione finale del volume. Il método d'indagine di D. è positivamente caratterizzato da un' esauriente presentazione e da una chiara discussione critica della bibliografía di riferimento, da cui discendono non poche ipotesi personali ed originali, caratterizzate spesso da un utile ricorso alia schematizzazione di tavole riassuntive (ad es. pp. 45,163,185,192, 234). II primo capitolo affronta l'analisi della justification, valutata come un'espressione classica della razionalità umana. Una riflessione adeguatamente documentata sulla duplice razionalità del ragionamento induttivo, giá intuita dal pensiero aristotélico, conduce ad individúame precisamente i due criteri strettamente collegati: effabilité (des représentations) e argumentabilit é (des expressions), due tempi di un'epistemologia che procede dal contenuto proposizionale alla sua argomentabilitá. In tal modo si stabilisce una sorta di genealogía dell'induzione, che si basa sulla distinzione, prima diacronica, poi sincrónica, della formazione e utilizzazione del nostro patrimonio topico; basato, a sua volta, su tre tappe cognitive: alla fase deïVévidence, caratterizzata dalla mimesis, succédé quella del linguaggio orale, che trova la sua espressione 'giustificativa' nel proverbio. Infine, il linguaggio scritto con sente lo...
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Abstract
Un’antica formula di riconciliazione, me mnesikakein, nata nella democrazia ateniese di fine V secolo, viene analizzata sia nel suo contesto storico, sia attraverso tre momenti esemplari che hanno segnato la conclusione di alcuni degli eventi più drammatici del XX secolo: la memoria dell’Olocausto; l’amnistia per i fascisti nell’Italia repubblicana del dopo-guerra; l’attività della Truth and Reconciliation Commission (TRC) nel Sud Africa del présidente Mandela. In tali occasioni, in forme diverse tra loro, si è ripresentata la stessa domanda della vicenda ateniese sulia validité delle soluzioni proposte. Tale analisi consente di approfondire la dialettica fra memoria, perdono ed oblio.
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Abstract
Reviews 427 pour les théories de l'écriture conçues à la Renaissance. Pire, on jubile d'y céder chaque fois davantage. Kees Meerhoff Huizinga Instituut, Universiteit van Amsterdam Adelino Cattani, Botta e risposta: Harte della replica (Bologna: Il Mulino, 2001), 244 pp. NelTIntroduzione al volume (pp. 7-14), Cattani delinea l'obiettivo che intende realizzare: "All'interno di una riflessione sul valore—sulla funzione e sui limiti—del dibattito, nelle pagine che seguono s'intende estrarre qualche principio, formulare qualche regoletta e mettere in luce qualche meccanismo argomentativo usato e usabile in contesti di dibattito, con l'intento di migliorare la capacité (o arte) di replicare. Ne risulterà una sorta di reper torio mínimo di tecniche utili per affrontare un contraddittorio e un prontu ario per valutare, da spettatore-giudice, le altrui prestazioni in un dibattito, perché, come ben si sa e come si vedrà, non sempre vince la tesi migliore, ma quella meglio argomentata, non il discorso 'giusto', ma quello giustamente impostato, non l'opinione più ragionevole, ma quella piú motivata" (p. 13). Valutare un'opera a partiré dalla dichiarazione d'intenti dell'autore é uno dei modi per condurre onestamente una recensione, e questo vale soprattutto quando l'autore stesso ha la bonté di esprimere con chiarezza obiettivi e metodi. Seguendo lo schéma tracciato da Cattani, si possono dunque individ uare: 1) l'estrazione di qualche principio, nei primi quattro capitoli (I."Su ogni cosa vi sono due punti di vista". Ovvero: il diritto di mettere tutto in dubbio; IL La tradizione dei discorsi duplici; III. Forme e funzioni della disputa; IV. Cooperazione e competizione); 2) la formulazione di qualche regoletta ecc., nei restanti nove capitoli (V. Cinque modi di dibattere; VI. Tecniche ed espedienti ; VIL II disputator córtese. Códice di condotta per una discussione cooperativa; VIII. Valutazione del dibattito; IX. Come dire il falso dicendo il vero; X. Come replicare; XI. Quando lo humour diventa un argomento; XII. La manipolazione retorica; XIII. Valore e limiti del dibattito). La Conclusione (pp. 225-227) è affidata ad un decálogo: I dieci diritti del libero disputante, evidente ripresa ("Tutti, dalla foca monaca al lettore, hanno qualche diritto che qualcun altro di occupa di codificare , p. 225) di altre, ormai classiche, elencazioni di diritti (ad esempio, i dieci diritti imprescrittibili del lettore, fissati da Daniel Pennac). La ricca bibliografía (pp. 231-244) é organizzata secondo percorsi tematici. Volendo accettare la ripartizione tra parte teórica (breve, pp. 15-59) e parte pratica (piú estesa, pp. 61-223), converrá tornare per un momento su titolo q sottotitolo del volume. INTel Grande JDrzionario della hingua Italiana di 428 RHETORICA Salvatore Battaglia (II, 237, s.v. zbotta') si definisce cosï la locuzione: "Botta e risposta: rápido scambio di stoccate, di colpi" e, in senso figurato: "dialogo fitto, a battute rapide, pronte". D'altra parte, dall'elenco dei capitoli prima tracciato, si pud rilevare che solo il X capitolo sembra riferirsi all'argomento adombrato nel sottotitolo. In questa piccola contraddizione "paratestuale" si cela, in realtà, un problema di definizione dello spazio del dibattito e della sua pragmática, che Cattani cerca di risolvere proprio nella parte teórica, ricorrendo al pat rimonio della retorica antica e alie pratiche della sofistica. Se è possibile esprimere, motivare e sostenere due punti di vista perfettamente contrari sullo stesso argomento (ricorderei, a conferma, il duplice progymnasma di Libanio, un encomio ed un biasimo di Achille), allora le rególe del dibattito si sottraggono ad ogni parámetro etico-ideologico, o meglio, sará solo la forza argomentativa e persuasiva, calibrata nel rispetto della classica triade aristotélica (oratore, ascoltatore/giuria, discorso), a consentiré il successo di tali valori in un dibattito. Quest'ultimo è, infatti, il "termine generale scelto per designare onnicomprensivamente ogni tipo di scambio argomentativo fatto di botte e risposte" (p. 67), anche perché, a differenza di altri vocaboli che fanno parte del lessico del discutere/dibattere (analizzati alie pp. 62-66), il dibattito prevede la presenza essenziale di quella "terza parte, costituita da chi ascolta e da chi giudicherá". Il volume, dunque, prima che una guida all'arte del replicare, è una difesa, argomentata e ricca di esempi, della validité civile e dell'utilit...
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Abstract
Reviews Giulio Guidorizzi e Simone Beta, La metáfora, testi greci e latini tradotti e commentât! (Pisa: Edizioni ETS, 2000), 243 pp. Un nuovo volume sulla metafora: non un nuovo saggio, né una nuova prospettiva ermeneutica di una fra le più complesse risorse dell'attività co municativa, paradigmática della duttilità del linguaggio. Più semplicemente, un'utile ed esauriente raccolta di testi antichi sulla metafora, per la precisione 54, greci e latini (pp. 37-123), accompagnati da un commento di pari estensione (pp. 125-220) e incorniciati da una breve introduzione (pp. 11-36) e da una bibliografía selettiva (pp. 221-230), cui segue un indice completo dei passi citati (pp. 231-242). L'introduzione puô essere valutata come una sorta di guida alla lettura e all· inquadramento dei testi, al di là del commento che li accompagna singolarmente . In essa vengono fissati alcuni punti chiave: 1) "inizio aristotélico" della riflessione sulla metafora; 2) "apparente paradosso" del ricchissimo impiego della metafora nella poesía greca prima della sua teorizzazione: il termine appare per la prima volta nell'Evagora di Isocrate; 3) tratti fondamentali del consolidamento della teoría retorica della metafora a partiré da Aristotele; 4) teorie moderne della metafora e messa in discussione della "marmórea solidità della retorica 'cosiddetta' classica"; 5) approfondimento critico della teoría aristotélica e delle sue contraddizioni. Lo scopo prevalentemente didattico del volume (Guidorizzi ricorda in premessa che il libro nasce come "sviluppo e completamento di un lavoro pubblicato in forma di dispensa universitaria") ne consentirá un'adeguata utilizzazione per chi vorrà verificare un'analisi diacronica della presenza della teoría della metafora nella trattatistica antica ed attrezzarsi, cosi, per una proficua valutazione delle continuità e discontinuità con le teorie moderne. Per quanto riguarda i testi, il criterio della loro scelta—con disposizione in sequenza cronológica—è consistito evidentemente nella presenza in essi del termine técnico o di una locuzione che lo designi. Da questo punto di vista, sembra costituire un'eccezione T9, Aristóteles, Rhetorica III 2.1 (1404 b 1-12)—p. 46, commento a p. 139 s.—, che riguarda in generale la chiarezza della lexis. Il terzo dei tre testi che aprono la raccolta, prima della consistente sequenza di testi aristotelici (ben 21 su 54), è unpasso dell'orazione di Eschine Contro Timarco 166 s. (p. 40, commento a p. 128 s.). Lo precedono due testi di Isocrate. Gli autori sottolineano che "il passo riportato, benché privo di© The International Society for the History of Rhetoric, Rhetorica, Volume XIX, Number 4 (Autumn 2001). Send requests for permission to reprint to: Rights and Permissions, University of California Press, Journals Division, 2000 Center St, Ste 303, Berkeley' CA 94704-1223, USA 419 420 RHETORICA qualsiasi portata teórica, é utile per dimostrare come la parola metaphorá fosse giá sufficientemente diffusa anche al di fuori di un ámbito técnico, al punto di poter essere usata perfino davanti al vasto pubblico di una giuria popolare". La giusta osservazione potrebbe riguardare anche altri elementi della terminología lingüistica, che verranno poi fissati in modo univoco nella trattatistica retorica o grammaticale: si pensi, ad esempio a rhema, verbo, ma anche locuzione, espressione, enunciato, come é spesso testimoniato proprio nell' oratoria attica. In ogni caso, nel passo di Eschine la valenza del termine técnico é in realtá attenuata dalla presenza del suo "determinante" costitutivo, cioé onomato-n\ la metaphorá é sempre spostamento, trasferimento di nomi, anche se l'effetto della collocation, la risorsa lingüistica che permette di separare un sintagma forte dal punto di vista semántico e sintattico, anticipando uno dei due termini del nesso e contando sulla presunzione di reperibilitá dell'altro a breve distanza testuale, autorizza spesso a rendere autosufficiente proprio uno dei due termini, con conseguente eliminazione dell'altro. Ebbene, nel passo eschineo, l'osservazione dell'oratore concerne proprio la possibilitá che Demostene rovesci sul giovane Alessandro, figlio di Filippo, delle ben elabórate "metafore di nomi", rendendo ridicola la cittá di Atene. Si puó immaginare, dunque, che, proprio nel periodo in cui il termine si fissava técnicamente, il sintagma completo lo rendesse piú "popolare" e largamente comprensibile, potremmo dire paradossalmente, proprio per la visibilitá della sua valenza metaf...
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Abstract
Le notizie sulla riscrittura dell’incipit della Politeia platonica, riportate, fra gli altri, da Quintiliano, sono un esempio dell’attenzione che viene dedicata, in akuni trattati di retorica, al problema della scrittura di un testo. Accanto alle riscritture autografe (d’autore), troviamo consistenti esempi di riscritture allografe, cioè analisi testuali nelle quali il passo di un autore antico viene condensato, “revisionato”, sottoposto a rilievi critici, rielaborato sulla base di considerazioni grammaticali, retoriche, stilistiche. Alla novella erodotea di Candaule e Gige si accompagna una lunga tradizione retorica di riassunti e riscritture, che giunge fino alle rielaborazioni letterarie di questo secolo.